IL MIO CANTO
anarchico
TRA LIVORNO
E L’AMERICA

Domenica 3 dicembre torna a Figino Serenza il Light of Day, l’evento benefico patrocinato da Bruce Springsteen che combatte il Parkinson a suon di rock. In questi anni hanno aderito e partecipato al Light of Day molti personaggi famosi, tra i quali l’attore Michael J Fox, Bruce Springsteen (che ha anche scritto la canzone da cui prende il nome il festival), Lucinda Williams, Jakob Dylan, Willie Nile, Jimmy LaFave, Alejandro Escovedo, Garland Jeffreys, Goo Goo Dolls, Southside Johnny e nella tappa italiana di Figino Serenza si sono alternati come special guest Vinicio Capossela, Eugenio Finardi, Francesco Baccini, Davide Van De Sfroos, Joe Bastianich e Bobo Rondelli. Il cantautore livornese ritornerà come super ospite anche quest’anno insieme a Joe D’Urso, James Maddock e Williams Honor. Artista poliedrico, performer, poeta, attore, imitatore, chitarrista sopraffino, Rondelli è uno dei più grandi talenti della canzone d’autore italiana e ha realizzato dischi straordinari a partire dagli stralunati esordi con gli Ottavo Padiglione fino a “Per l’Amor del Cielo e Come i Carnevali”, passando per “Disperati, Intellettuali, Ubriaconi” in collaborazione con Stefano Bollani.

In questi anni da Figino sono passati ospiti straordinari ma per Joe D’Urso, cantautore e direttore artistico del festival, Rondelli è in assoluto il preferito, quello con cui gli americani si divertono di più sul palco e che condivide nel profondo lo spirito della manifestazione.

Forse perché sono anche io un po’ americano. Mio nonno ha lavorato in miniera in America per dieci anni. I padroni della miniera gli hanno tolto l’esistenza, è morto di silicosi. Sento un’appartenenza verso gli ultimi d’America, la stessa che canta Bruce Sprinsgteen. Questo mio spirito si avvicina molto alla musica blues e folk americana, a volte bastano due note e uno sguardo per capirsi. Non sono un amante del country che spesso veicola contenuti ambigui e razzisti e poi credo che lo suonasse meglio Casadei. Ma nella musica americana più nera e blues ritrovo invece qualcosa di ancestrale e un senso di identità. Lo spirito del Light of Day è libero, zingaro. Si suona e improvvisa insieme, anche senza conoscere le canzoni, lo si fa per una causa importante e io ne approfitto per sentirmi un po’ migliore in questo mondo.

Non si può non venire travolti da Bobo Rondelli. Qualche anno fa a Sanremo, dopo una serata del Premio Tenco, Morgan e Bobo si ritrovarono a suonare insieme, improvvisando. La rivista Rolling Stone fece in quei giorni un’intervista a Morgan che ad ogni domanda rispondeva parlando solo di Bobo e di quanto lo avesse folgorato.

Questo perché Morgan è un pazzo completo come me. Lui però parla una lingua che non è per i pazzi perché è cresciuto a Milano. Fosse cresciuto a Livorno come me sarebbe stato diverso.

È impossibile immaginare Bobo Rondelli separandolo dalla sua Livorno, città che incarna e impersonifica in ogni suo contrasto, sorpassando perfino il grande Piero Ciampi, sicuramente uno dei suoi maestri e punti di riferimento che arrivano fino a Jacques Breil, Tom Waits, De Andrè, John Lennon e David Bowie. Livorno è città fiera, di mare, di porto, con i suoi eccessi tra malinconia e un’ironia portata all’estremo. Un legame fortissimo che chiama il paragone con Paolo Virzì, regista livornese che ha dedicato a Bobo Rondelli un’intera pellicola, “L’Uomo che aveva picchiato la testa” e l’ha coinvolto come attore in molti dei suoi film.

Abbiamo lo stesso senso dell’umorismo, senza limiti. Non si può togliere quello che io definisco il “politically scorrect” da una città come Livorno, significherebbe snaturarla, ammazzarla. Un antico detto livornese dice “Vieni a Livorno e fai come ti pare”. Livorno ha un’anima anarchica, libertaria, a tratti zingara. È molto diversa dalle altre città della Toscana, è costruita sulla luce, con vie grandi e luminose. Le leggi livornine che ispirarono quelle di Washington furono un invito a venire a cominciare una nuova vita. Non c’erano discriminazioni, nemmeno sulle religioni e Livorno è l’unica città senza un ghetto ebraico. Ci sono chiese olandesi, inglesi, greche, armene. Siamo un crogiolo di popoli. Questo è il vero senso dell’essere livornese. La famiglia di Virzì ha radici nel Sud Italia e io sono in parte emiliano. Questa piccola città con la sua visione libertaria e il suo staccamento dalla terra favorisce avventure di stampo poetico interiore e ha partorito grandi artisti del ’900 come Caproni, Ciampi, Mascagni e anche Modigliani che si è affermato a Parigi ma deve tantissimo a Livorno e alla luce dei macchiaioli.

Il politically scorrect è una prerogativa della musica di Bobo Rondelli che non conosce freni, non solo quando intona qualcosa di comico e scherzoso ma perfino quando introduce “Nara F.”, canzone struggente dedicata alla madre scomparsa nel 2014, che sarà uno dei momenti più toccanti del concerto del Light of Day. Un testo drammatico che racconta una storia di molestie che la madre ha dovuto subire dal padrone quando da giovanissima andava a lavorare come domestica. Una storia che ha confessato ai figli solo negli ultimi giorni prima di morire, quasi fosse una sua colpa. Bobo la presenta con la sua solita ironia parlando della pensione che non c’è più e dei siparietti con la madre quando tornava a casa tardi la sera.

Ho scritto questa canzone per far piangere il pubblico, per sfruttarla anche oltre la morte, ora che non ho più la sua pensione, perché l’amore di una madre per un figlio è infinito. Mia mamma mi diceva sempre di non uscire di notte perché avrei trovato in giro solo ladri e puttane. E io le rispondevo: appunto.

La carovana del Light of Day dopo aver girato per l’Europa e aver fatto tappa a Figino Serenza concluderà la sua maratona di concerti come da tradizione a Asbury Park dove molto spesso si presenta a sorpresa Bruce Springsteen in persona.

Mi piacerebbe molto andare a suonare con la carovana del Light of Day in America e se poi dovessi ritrovarmi sul palco con Springsteen sarebbe un bel racconto da bar. Tuttavia quello che più mi emoziona è suonare con questi musicisti autentici che continuano a ispirarsi dalla strada e dalla gente comune. Sono stato a cantare al Festival di Sanremo qualche anno fa con Irene Grandi e lo rifarei di corsa, ma gli incontri spontanei sono quelli a cui non potrei mai rinunciare. A Figino Serenza si respira tutto questo, dal soundcheck al concerto e soprattutto al momento finale della cena dove gli anziani e i giovani della Pro Loco cucinano il risotto per tutti, pubblico e musicisti. Si ricomincia a suonare e a scherzare, senza barriere, con un calore e una generosità condivisa. Sarebbe bello arrivasse Vinicio Capossela a sorpresa, quest’estate ho suonato al suo festival in Basilicata ed è stato un trionfo assoluto.

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