La vecchia chiesa ai rumeni ortodossi? «Si organizzi un referendum per decidere se cederla o meno»

Tavernerio Subito reazioni all’intenzione di dare in comodato d’uso o in vendita l’antica chiesa di San Martino. L’ex vicesindaco Redenti: «La parrocchia organizzi la consultazione». Radice: «Si mantengano nozze e concerti»

Come era prevedibile, la notizia della possibile cessione in comodato d’uso o, anche se più improbabile, della possibile vendita dell’antica chiesa parrocchiale di San Martino, suscita reazioni e prese di posizione. E tra i parrocchiani c’è chi chiede un referendum. Per oltre 500 anni, la chiesa, che svetta nella parte alta del paese, è stata la parrocchia del paese. Nel 1997 l’allora parroco, don Silvio Bernasconi, aveva deciso la costruzione dell’attuale chiesa dell’Eucarestia, eretta sul terreno del Prà di Boss, proprio sotto San Martino. Il legame con l’antica parrocchia non è però venuto meno: il patrono è e rimane San Martino, che si festeggia l’11 novembre, e, singolarità della scelta, la chiesa nuova non ha campanile.

Trattative in corso

Le ore lieti e triste della comunità vengono ancora scandite dal rintocco delle campane dell’antica chiesa. L’attuale parroco, don Paolo Busato, nei giorni scorsi ha reso noto che sono in corso trattative e colloqui con la comunità rumena ortodossa, attualmente ospitata nella chiesa di San Provino, a Como. La chiesa, che si trova nel cuore del capoluogo, dovrebbe andare incontro a interventi: la curia ha chiesto al parroco di Tavernerio l’eventuale disponibilità ad accogliere la comunità ortodossa nella chiesa di San Martino.

Gli ortodossi, oltre alla chiesa per le celebrazioni, avrebbe bisogno anche di spazi per riunioni e incontri: l’ipotesi al vaglio, come confermato anche dal parroco, potrebbe essere quella di vendere la canonica, ormai dismessa, e concedere in comodato d’uso l’antica parrocchia. Non resta però esclusa un’eventuale vendita, anche se sembra un’ipotesi più remota.

A lanciare la proposta del referendum è Gianvittorio Redenti, memoria storica e vicesindaco fino al 2015, per decenni esponente democristiano. «Sono nettamente contrario alla cessione in comodato o addirittura alla vendita – commenta – Il mio parere però può contare anche poco. Siccome il parroco vuole sentire i pareri della gente, propongo un referendum organizzato dalla stessa parrocchia. In caso contrario potremmo organizzarci come cittadini. La gente, in questo modo, potrà liberamente esprimersi e dire la sua sulla possibile messa a disposizione o vendita della nostra antica chiesa parrocchiale. Capisco il discorso sui costi di mantenimento e manutenzione: ricordo però che alcuni anni fa era stato fatto il tetto nuovo».

«Meglio la chiesta San Fermo, al confine con Albese»

«Si vuole una alternativa? Piuttosto diano la chiesetta di San Fermo, al confine con Albese» conclude Redenti. Il problema però è che questa chiesetta non ha spazi come una canonica. «Non si venda o ceda il cuore stesso della storia del nostro paese – fa eco l’ex sindaco, Rossella Radice – Al massimo si può valutare un utilizzo, ma con il diritto di precedenza per i parrocchiani di Tavernerio, che devono potere ancora sposarsi lì o riunirsi per concerti o per la festa patronale».

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