La Cassazione ridà i soldi allo spacciatore. Era stato preso in un b&b con 17mila euro

Il caso Arrestato a Tavernola con la cocaina, era stato trovato con un vero e proprio tesoretto. Ma per i giudici romani non c’è la prova che quel denaro fosse collegato con la vendita di droga

I giudici della Cassazione restituiscono tutti i soldi allo spacciatore che, nel dicembre dello scorso anno, venne sorpreso in un bed & breakfast di Como con un gruzzolo da 17mila euro. Suona davvero come un paradosso la sentenza emessa dalla Suprema Corte sul caso di Markeljan Toli, 26 anni albanese, che lo scorso anno venne fermato dai finanzieri di Ponte Chiasso mentre era impegnato a vendere alcune dosi di cocaina a Tavernola.

Prima di comprendere le motivazioni del ricorso vinto dal legale del giovane pusher (che lo scorso febbraio ha patteggiato una pena a 2 anni, con sospensione condizionale della pena) giova ricordare l’episodio che lo aveva visto protagonista.

L’arresto

Nel dicembre scorso, durante alcuni controlli, i finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso hanno notato del movimento sospetto nel parcheggio del supermercato in via Asiago. In particolare avevano visto un uomo passarsi qualcosa con un’altra persona e quindi allontanarsi velocemente. Le fiamme gialle erano intervenute e avevano bloccato entrambi: il giovane che era stato visto passare una bustina, e l’uomo - un ragazzo svizzero - che aveva cercato di allontanarsi rapidamente. Entrambi avevano della droga addosso: lo svizzero la dose appena acquistata. L’altro, Markeljan Toli, appunto, aveva con sé poco meno di 60 grammi di cocaina.

Le fiamme gialle, durante la perquisizione, avevano trovato le chiavi di un bed & breakfast di Como, in zona Villa Olmo. E avevano scoperto che il giovane albanese aveva preso lì la sua stanza. Erano così entrati nel b&b dove avevano trovato ben 17mila euro in contanti, sulla cui provenienza lo spacciatore non aveva ovviamente saputo fornire alcuna spiegazione plausibile. Da qui la decisione di sequestrare la somma. La sentenza di patteggiamento aveva confermato il sequestro ai fini della confisca.

La sentenza

Ora la Cassazione ha ribaltato la decisione sul sequestro e restituito il denaro allo spacciatore. Scrivono i giudici: «La sentenza impugnata ha disposto la confisca del denaro ritenendolo profitto del reato, senza alcuna ulteriore argomentazione in ordine al reato di riferimento e agli elementi di fatto reputati sintomatici del nesso di derivazione del denaro da tale reato». Tradotto: il giudice non ha motivato il nesso tra il reato e la presenza dei soldi. Nesso che, secondo i giudici, non ci sarebbe: «Il carattere assolutamente sproporzionato tra l’ammontare del denaro in sequestro (euro 17.795 e franchi 710,00) e la modesta quantità di sostanza stupefacente ceduta (due dosi) renderebbe manifestamente illogica qualunque tesi volta a sostenere la diretta derivazione e/o il rapporto di diretta pertinenzialità del denaro rispetto alla cessione della cocaina».

E qui arriva una massima che, per quanto probabilmente inappuntabile in punta di diritto, suona come un ulteriore paradosso: «Non sono confiscabili le somme che, in ipotesi, costituiscono il ricavato di precedenti diverse cessioni di droga e sono destinate ad ulteriori acquisti della medesima sostanza, non potendo le stesse qualificarsi né come “strumento”, nè quale “prodotto”, “profitto” o “prezzo” del reato».

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