L’appello del cardinale: «Si allontani la minaccia di una guerra mondiale»

Domenica delle Palme Il vescovo Cantoni: doppia preghiera di pace. Avviato il rito del “bacio” nel santuario di viale Varese

«Cristo crocifisso ci attende ai suoi piedi. Egli si offre continuamente perché ci ama e ci permette di ricominciare con lui una nuova relazione d’amore». Solo così, dopo aver sperimentato questa dimensione, «anche noi saremo più disponibili ad accogliere con maggiore libertà di cuore i fratelli e le sorelle che Dio ci mette accanto».

Giorni drammatici

Ed è proprio quando ciò non accade che, drammaticamente, scoppia la guerra: ne è consapevole il cardinale Oscar Cantoni che ieri, all’inizio della Settimana Santa, non a caso ha scelto di soffermarsi a più riprese sul duro tema di attualità. Dapprima nell’omelia del pontificale della Domenica delle Palme in Cattedrale, quindi durante la preghiera pomeridiana per l’esposizione del Crocifisso nell’omonimo santuario di viale Varese: in entrambe le circostanze, da parte del vescovo non è mancato il riferimento alla pace, obiettivo che va «costruito insieme da tanti uomini e donne di buona volontà». «Preghiamo perché il Signore pieghi la durezza di cuore di tante persone che spargono sangue innocente con tanta ferocia nelle diverse parti del mondo. Preghiamo perché sia allontanata la minaccia di una guerra mondiale che dissolverebbe l’intero globo terreste», ha detto Cantoni dopo aver adorato il Crocifisso miracoloso che il 25 marzo del 1529 spezzò le catene all’altezza della chiesa di San Bartolomeo.

Già in mattinata, dopo aver percorso in processione le strade del centro dalla chiesa di San Fedele – dove sono stati benedetti i rami d’ulivo e le palme – fino alla Cattedrale, il cardinale aveva accennato alla complessa realtà della Terra Santa.

«Gesù entra a Gerusalemme – le sue parole nell’omelia – non per prenderne possesso, ma come il re mite e umile che non si esalta, ma invoca il bene per i suoi abitanti. Desidera ardentemente che la città amata realizzi veramente ciò che il suo nome significa (ossia, “città della pace”) e ancora oggi continua ad augurarlo a questo luogo di Dio, i cui abitanti dovrebbero imparare a convivere a partire dalla diversità delle tre religioni». Il ricordo dell’ingresso del Signore a Gerusalemme e della sua successiva Passione – riti che si presentano come «pubblica attestazione di fede e di amore», non certo come «rievocazione storica» o «semplice esibizione per i turisti», per usare l’espressione del vescovo – diventa così l’occasione giusta «per condividere il suo stesso progetto di esistenza, vivendo non più per noi stessi, a difesa e a promozione di noi stessi, ma per lui e come lui, che ci ha amato e ha dato tutto sé stesso per noi».

Una certezza, quest’ultima, che in tantissimi lungo tutta la Settimana Santa avranno modo di sperimentare contemplando il Santissimo Crocifisso, da ieri solennemente esposto alla venerazione dei fedeli. «Dall’alto della croce, ancora oggi il Signore Gesù attirerà a sé molte persone che cercano in lui rifugio, consolazione e salvezza», come ha spiegato il cardinale durante il momento di preghiera nel santuario retto dai Padri Somaschi. Le celebrazioni in basilica – aperta, fino a venerdì compreso, dalle 6.30 alle 22 – proseguiranno oggi alle 15, con la meditazione sulla Via Crucis e la messa per gli ammalati celebrata da don Giovanni Corradini, assistente dell’Unitalsi.

Venerdì la processione

Sempre qui si concluderà la preghiera dei giovani con il vescovo nel Lunedì santo, con partenza alle 21 da Porta Torre. Da non dimenticare, infine, alle 15 di venerdì la solenne processione al seguito del Crocifisso miracoloso di Como.

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