Gaetano Banfi, trovato morto vicino al cavalcavia: per il tribunale non ci sono colpevoli

La sentenza Assolto l’unico imputato ritenuto responsabile dell’incidente dell’ottobre 2019. Il giovane comasco fu investito in via Clemente XIII. L’accusa aveva chiesto tre anni di condanna

Per il giudice del Tribunale di Como non è stata raggiunta la prova della colpevolezza e per questo motivo, per «non aver commesso il fatto», l’imputato deve essere assolto. Non solo dal capo di imputazione relativo all’investimento mortale di Gaetano Banfi, avvenuto all’alba del 20 ottobre 2019, ma anche dalle accuse di simulazione di reato (perché il fatto non costituisce reato) e di omissione di soccorso.

E’ questa la decisione presa ieri mattina che ha scagionato, dopo anni di indagini, Stefano Piccolo, 35 anni di Cassina Rizzardi. Lui era l’unico indagato in merito a quanto avvenuto in via Clemente XIII, la bretellina che dalla via Paoli conduce verso l’inceneritore infilandosi in un sottopassaggio stretto e buio.

La ricostruzione

Quella mattina pioveva e l’asfalto era viscido. L’imputato era stato anche il primo a chiamare i soccorsi, quando erano le 5.42 della mattina. Disse agli uomini delle volanti della polizia (e poi a quelli della Mobile) di essere passato una prima volta dal sottopassaggio, di aver visto una sagoma nera per terra ma di non aver capito subito di cosa si trattasse. Disse poi di essere tornato sul posto una seconda volta chiamando i soccorsi. Ma le indagini permisero invece di appurare che Piccolo in quel punto era giunto non due volte, ma tre. E proprio su questo fatto è ruotato il processo, ovvero sul perché non disse subito l’accaduto mentendo anche su altri particolari, tipo sul fatto che tornasse da una serata in un pub in Svizzera e non dal lavoro come aveva riferito. Il pm d’udienza, nel chiedere ieri la condanna a tre anni, aveva sottolineato proprio «i 14 minuti trascorsi dal primo passaggio delle 5.28 al terzo delle 5.42. Perché queste discordanze? Perché non disse come stavano le cose?» fornendo invece una versione successiva «non convincente». La difesa, con l’avvocato Andrea La Russa, ha puntato sul fatto che l’auto di Piccolo non aveva alcuna traccia di investimento («mentre il consulente ha riferito in aula che ad una velocità stimata di 30 chilometri all’ora avrebbe dovuto avere segni») sottolineando come le incongruenze furono dovute «all’agitazione del momento, al trovarsi di fronte al corpo di un uomo e alla polizia». «E poi i passaggi furono comunque due e non tre – ha concluso l’avvocato – visto che nell’ultimo si fermò prima del punto dell’investimento».

Il giudice Valeria Costi ha dato infine ragione alla difesa, evidenziando il non raggiungimento della prova. Piccolo si è sempre dichiarato innocente. «Ho sempre creduto nella sua innocenza – ha concluso l’avvocato La Russa – Non sono mai emersi elementi che riconducessero al mio assistito o che potessero far pensare ad una sua colpevolezza».

La voce della famiglia

La famiglia di Gaetano Banfi, contattata ieri pomeriggio (non era costituita parte civile in aula), ha invece preferito il basso profilo seppur in una sofferenza che mai è venuta meno in questi anni: «Accettiamo la decisione del Tribunale – hanno riferito – Valuteremo però se chiedere all’accusa di impugnare la sentenza, visto che erano stati chiesti tre anni di condanna». «E’ comunque une decisione particolare – ha infine chiosato l’avvocato Pierpaolo Livio – dal momento che sullo stesso materiale l’assicurazione aveva ritenuto di risarcire anche se in misura concorsuale».

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