Rivoluzione in Comune: da settembre si lavora anche da casa

La novità Palazzo Cernezzi acquista 500 chiavette per garantire la protezione dei sistemi informatici. L’assessore: «Lo smart working? Un’opportunità»

Sono state acquistate 500 chiavette di sicurezza per far lavorare i dipendenti di Palazzo Cernezzi da casa.

Era uno degli annunci, promessi da sindaco e assessori, sul quale nel bilancio di previsione erano stati finanziati 850mila euro. Ieri però è stata effettivamente pubblicata una determina nella quale il Comune ha acquistato 500 sistemi di protezione per far navigare i funzionari «anche da casa, quando si lavora in modalità agile».

Proteggere gli accessi

«Nell’ottica di mettere a disposizione di tutti i dipendenti delle smart station – si legge nel documento – è necessario anche individuare le soluzioni utili per proteggere gli accessi alla rete aziendale e la verifica delle identità. A questo fine in attesa dei portatili occorre procedere all’acquisto di 500 dispositivi con password e autenticazione». In sostanza delle chiavette con le licenze, l’accesso ai dati di Palazzo Cernezzi e le dovute strategie per garantire la sicurezza informatica.

Quindi davvero circa 500 dipendenti del Comune da settembre potranno lavorare in smart working da casa? «Lavorare da remoto a nostro parere dev’essere per tutti un’opportunità, non un modo per consentire il lazzaronismo – commenta Nicoletta Anselmi, assessore al Personale – Può essere una forma di incentivo, affinché i dipendenti si impegnino più serenamente. Per conciliare i tempi di vita con quelli del lavoro. Ma anche per risparmiare su utenze, costi, pensiamo anche al traffico cittadino». Comprati i portatili da settembre cambia davvero la modalità oraria del Comune. I dipendenti faranno due rientri invece di quattro. Significa che un dipendente di Palazzo Cernezzi oggi lavora dalle 8.30 alle 17.30 da lunedì al giovedì, mentre al venerdì dalle 8.30 alle 12.30. Da settembre gli orari di lavoro saranno per due giorni dalle 8.30 alle 18 e i restanti tre dalle 8.30 alle 14. Stesso monte ore, ma con una fetta da casa invece che in ufficio.

«Su questa partita abbiamo già ottenuto il consenso dei sindacati – dice Anselmi – Hanno anche fatto una sorta di referendum interno. Quindi così faremo. A rotazione però vorremmo anche capire se c’è modo di tenere chiusi alcuni settori almeno un giorno a settimana. Non ovviamente sportelli fondamentali per i cittadini, come ad esempio l’anagrafe. Ma per altri settori un giorno di pausa potrebbe essere un incentivo al personale ed un modo di risparmiare sulle utenze e sui costi. Ci stiamo riflettendo, vedremo se riusciremo a concretizzare questa idea».

Il monte stipendi

In Comune lavorano circa 700 persone, il costo dei loro stipendi ammonta a circa 26 milioni di euro l’anno. «Non tutti però possono davvero fare smart working – dice Alessandra Ghirotti, responsabile della Funzione pubblica della Cgil di Como – Il cambio di orario ci sarà, non è una questione volontaria. Ma alcune mansioni, dalle cuoche delle mense alle educatrici delle scuola, oppure i vigili impegnati sulla strada, non hanno alternative, devono lavorare in presenza». Per loro il Comune vorrebbe introdurre incentivi come parcheggi gratis, incentivi agli abbonamenti per il trasporto pubblico, borse di studio. Strumenti per evitare la fuga di altri dipendenti, al netto dei pensionamenti da inizio anno già una ventina hanno fatto le valigie verso altri enti pubblici.

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