Sei “visionari” e il futuro di Como: «La città deve pensare in grande»

Il libro Le interviste in un libro che sarà presentato il 19 aprile nella Sala Bianca del Sociale. Paolo De Santis: «Attrarre nuovi talenti» - Gianluca Brenna: «Meno turismo ma di qualità»

I “visionari” tornano a parlare del futuro della città: «Como deve pensare in grande».

Giulia Bario e Francesca Paini hanno dialogato, in un libro appena pubblicato dalla cooperativa Editoriale Lariana, con l’architetto Michele Roda, con l’ex direttore del museo della Seta Paolo Aquilini, con gli imprenditori del settore alberghiero Paolo De Santis e Bianca Passera e con gli imprenditori tessili Moritz Mantero e Gianluca Brenna.

La domanda di partenza è per tutti la stessa: come immaginano Como nel 2035. Le loro prospettive verranno presentate venerdì 19 alle 17.45 nella Sala Bianca del teatro Sociale.

«Per me la visione di Como è la stessa di dieci anni fa – risponde De Santis, estrapolati soltanto alcuni passaggi – Allora sostenni che non ci sarebbe stato futuro se non fossimo riusciti a dare ai giovani delle prospettive di cui avevano (e hanno ancora) bisogno. Era ed è necessario trattenere o riportare a casa i nostri ragazzi e attrarre talenti».

Il campus del Politecnico nel San Martino è però andato perduto, come pare ormai sfumata l’idea di concentrare nel parco urbano un polo dell’alta formazione tecnica. «Il cuore della città è il suo centro storico affiancato da due magneti – così ancora De Santis – uno è il lago che arricchisce in modo straordinario l’attrattività della città. L’altro è a sud di Como, dove l’attrattività deve essere rivolta ai talenti».

Progetto cestinato

Quanto alla Ticosa, «è stato cestinato senza approfondire» il progetto per ridarle «il suo ruolo di generatore di energia per l’intera città». De Santis immagina di camminare per Como nel 2035 «e vedere in Ticosa centinaia di giovani che lavorano, si incontrano e creano». Ma l’hub per giovani talenti ha ormai fatto posto a un nuovo grande parcheggio, secondo l’imprenditore però «il mio pensiero sulla Ticosa è che Como può ancora (e deve) pensare in grande».

Il futuro di Como passa, secondo tutti gli intervistati, dalle nuove generazioni, ma anche da una identità. «Vorrei capire, guardandomi in giro, che Como è la città della seta – così Brenna, presidente di Confindustria – Nel cuore della città, Villa Olmo, il nostro spazio più prestigioso, dovrebbe avere sede il museo della Seta. Como sta attraversando un grande cambiamento, da città riconosciuta per la sua industria serica a città turistica. Credo che per definire l’identità di Como occorra ripartire dalle origini». Per Brenna oggi Como e i turisti «si sfiorano, non si incontrano», è bene rifiutare il modello turistico «pecorone». La riflessione di Brenna guarda alle nuove leve e a un modello di impresa e di lavoro nuovo, perché l’attuale «non è più sostenibile».

Moda e turismo

«La tradizione manifatturiera oggi non può più essere il solo traino della società comasca. La scelta di curare il segmento del lusso nella moda è intrecciata con la filiera del lusso nel turismo, perché, secondo me, la città ha bisogno di un turismo minore nei numeri, ma migliore nella qualità, nell’esperienza che propone».

«Dobbiamo evitare il rischio di pensare solo al presente – riflette ancora Brenna – Natura e ville, ci sono beni che derivano dal passato che dobbiamo tutti insieme tramandare a chi verrà dopo di noi. Il fascino del lago ha fatto però crescere anche il valore economico del nostro territorio». Basta vendere la casa in centro o sul lago o affittarla ai turisti. «Siamo in una situazione in cui la domanda è talmente alta che la tentazione di venderci è quasi insuperabile. È un rischio che corriamo tutti, che corre la città».

© RIPRODUZIONE RISERVATA