Sempre più malati curati a casa: nel Comasco sono già quasi 5mila

Salute Nei piani della Regione entro due anni sarà gestito a domicilio un over 65 su dieci. Resta però il problema del personale specializzato: gli infermieri di famiglia sono 40 su 110

Ad oggi quasi 5mila anziani fragili comaschi sono curati a domicilio, ma entro due anni e mezzo un over 65 su dieci dovrà essere gestito a casa.

Alla fine di giugno l’assessorato al Welfare lombardo ha illustrato il nuovo piano per potenziare le cure domiciliari. La Regione tramite Pnrr ha messo sul piatto più di 200 milioni di euro chiedendo ad ospedali, residenze per anziani ed ambulatori medici di aumentare del 150% le prestazioni effettuate a casa. L’obiettivo entro la fine del 2025 è erogare a domicilio almeno il 10% dei servizi a favore della popolazione over 65.

I numeri

A marzo nella nostra provincia venivano seguiti a casa 2.422 pazienti, a giugno questo numero è salito a 3.256. Ora secondo i dati dell’Asst Lariana forniti ieri siamo a circa 5mila prese in carico a domicilio. Il traguardo prefissato comporta però un ulteriore grande sforzo, per un bacino complessivo, stando alle stime regionali, che coinvolge oltre 11mila pazienti fragili comaschi.

Dunque anche l’ex azienda ospedaliera comasca ha presentato domanda per diventare ente gestore dell’assistenza domiciliare. Nel Comasco l’Ats ha riconosce in totale 19 enti che hanno titolo per erogare cure domiciliari. Tra questi ci sono diverse Rsa, oppure cooperative che gestiscono servizi quali ad esempio l’hospice nel San Martino. Con le nuove direttive regionali anche la rete degli ospedali pubblici comaschi apre con più decisione a questa modalità di assistenza sanitaria. Esistono poi all’interno dell’Asst sei unità valutative che hanno il compito di rapportarsi ai medici di famiglia e di verificare i bisogni di cura dei pazienti, attivando il giusto soggetto e garantendo la presa in carico. La richiesta di accreditamento ora avanzata dall’Asst Lariana ha come sede la casa di comunità di via Napoleona e l’ospedale di Menaggio.

«L’aumento di soggetti anziani e fragili rende inevitabile realizzare una maggiore presa in carico a livello territoriale, nonché una maggiore integrazione tra gli ambiti sanitari, sociosanitari e assistenziali - sottolinea la dottoressa Raffaella Ferrari, direttore sociosanitario dell’Asst Lariana - il superamento del paradigma ospedalocentrico va inteso non nel senso di “meno ospedale e più territorio”, ma come un’integrazione compiuta tra ospedale e territorio a tutto vantaggio del paziente».

Cosa sono

Le cure domiciliari servono a stabilizzare i pazienti dopo il ricovero, a rallentare un eventuale declino, ad aiutare le famiglie, a prevenire possibili peggioramenti. Quindi ad esempio fisioterapia, prelievi, servizi per gli allettati.

Rientra nelle cure domiciliari lo sviluppo dei sistemi digitali, della telemedicina. I rappresentanti dei sanitari, per esempio l’Ordine dei medici, hanno applaudito alla svolta decisa dalla Regione sulle cure domiciliari, ribadendo però che senza personale specializzato il passo avanti rischia di non avere terreno fertile su cui poggiare.

Basti dire che al servizio del nostro territorio dovevano essere assunti in tempo di pandemia 110 infermieri di famiglia, ma ad oggi il sistema pubblico è riuscito a mettere sotto contratto solo una quarantina di professionisti.

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