Treni, giro di società con due soli padroni. E la politica siede nei posti di comando

L’inchiesta A capo di tutto ci sono due Spa: Ferrovie dello Stato Italiane ed Fnm Group. E su 33 manager almeno 14 sono nominati dalla politica. E nei vertici ci sono tre comaschi

27:45

Trenord, sui ritardi che questo inverno hanno fatto disperare i pendolari, spesso si è difesa sostenendo: non è colpa nostra. La responsabilità è delle infrastrutture, ovvero delle linee. Peccato che dai treni ai binari, e financo le stazioni, il monopolio del trasporto ferroviario in Lombardia è in mano a due realtà soltanto. Alleate tra loro.

Com’è noto l’appalto per il trasporto su rotaia dei pendolari, nella nostra regione è in mano a Trenord srl. Invece la gestione delle infrastrutture è affidata a Ferrovie Nord srl, per le tratte Lago-Cadorna o Asso-Cadorna, e a Rfi srl per quella che passa da Como San Giovanni. Ma gira e rigira l‘intero sistema ruota attorno a due sole realtà, entrambe quotate in Borsa: Ferrovie dello Stato italiane e Fnm Group. Sono loro, attraverso una serie di altre società, ad avere il monopolio dei treni utilizzati dai pendolari lombardi.

Il risiko societario

Trenord è infatti di proprietà per metà di Trenitalia e per l’altra metà di Fnm Group. Trenitalia è di proprietà esclusiva di Ferrovie dello Stato. Quindi Trenord, di fatto, è al 50% di Fnm e per l’altro 50% di Ferrovie dello Stato. Quest’ultima detiene anche il 100% di Rfi. Mentre Fnm group è proprietaria dell’intera quota sociale di FerrovieNord. Pure Tilo, a modo suo, fa parte di questo giro di società essendo, per il 50%, una società partecipata di Trenord. E quindi essendo per un quarto di Ferrovie dello Stato e un quarto di Fnm. Il resto è delle ferrovie svizzere.

I volti della politica

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Curiosamente, andando a spulciare tra i nominativi degli amministratori di tutte queste società, scopriamo che i comaschi a capo del servizio ferroviario lombardo non sono pochi. Abbiamo Paolo Colombo, canturino doc, ex deputato della Lega Nord ed ex consigliere comunale a Cantù, che siede del Cda di Trenitalia. In FerrovieNord i comaschi sono addirittura due: il presidente del consiglio di amministrazione, l’ex assessore a Como con la giunta Bruni, Fulvio Caradonna, vicino ad Alleanza Nazionale, e Igor Castelli, membro del gruppo della Lega Nord di Olgiate Comasco.

Ma la politica in generale ha voce in capitolo in tutte le società citate. Nel cda di Ferrovie dello Stato troviamo l’avvocato Pietro Bracco, che ha partecipato alla scuola di formazione politica della Lega di Salvini. Il presidente di Rfi è Dario Lo Bosco, considerato vicino a Forza Italia. Nel Cda, sempre di Rfi, siedono Antonella Faggi, già sindaco di Lecco ed ex senatrice della Lega, e Manolo Cipolla, ex Pdl già assessore di Palombara Sabina (Roma).

L’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, è stato voluto in quel ruolo dal governo 5Stelle/Lega ed è dato vicino a Fratelli d’Italia. Nel Cda, oltre il già citato Paolo Colombo, siedono Federica Zanella, giornalista ex deputata leghista, e Caterina Belletti, vicina a Fratelli d’Italia.

Il presidente di Fnm è Andrea Angelo Gibelli, ex vice di Roberto Formigoni , in quota Lega. Il vice è Gianantonio Arnoldi, ex deputato eletto con Forza Italia. Nel cda troviamo Tiziana Bortot candidata alle regionali con la Lega.

Di FerrovieNord, detto di Caradonna e Castelli, va citata la presenza nel Cda di Luciana Frosio Roncalli, parlamentare per la Lega per due legislature negli anni Novanta, già consigliera comunale a Bergamo.

Tradotto: su 33 manager, almeno 14 sono legati allla politica. Insomma, il mondo della politica che affida la gestione del trasporto pubblico è lo stesso che indica i manager delle società a cui la gestione viene affidata. In una sorta di cortocircuito tra controllato e controllore.

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