L’ultima sentenza è senza appello: Como Nuoto vince la guerra della sede

Il caso Con il secondo definitivo pronunciamento il Consiglio di Stato chiude la lunga telenovela. Il presidente Bulgheroni: «Un giorno importante». Dato (Pallanuoto): «Il Comune? Schierato»

L’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato - le cui conclusioni sono state depositate ieri - consegna definitivamente la storica sede di viale Geno alla Como Nuoto, riportando indietro le lancette al 2018, al tempo cioè della prima aggiudicazione del bando, cui seguì un lunghissimo iter processuale innescato dai ricorsi della società “soccombente”, vale a dire la Pallanuoto Como.

Storia finita, senza appello, capitolo - sembrerebbe - chiuso.

Da un punto di vista tecnico, la questione è abbastanza complicata: si trattava comunque di valutare l’esatto numero dei tesserati agonisti delle due società, tenuto conto del fatto che quello con cui Pallanuoto Como partecipò al bando era in realtà una sorta di raggruppamento di imprese costituito con la società sportiva Crociera Stadium di Genova.

Il doppio conteggio degli agonisti

A un primo conteggio ne era seguito un secondo, imposto dai giudici amministrativi, un supplemento istruttorio nel contesto di una vicenda ad altissima tensione, e basti in questo senso pensare al procedimento penale istruito nei confronti dei rappresentanti di Pallanuoto - proprio per la questione del numero degli atleti - nei cui confronti fu poi decretato un ”non luogo a procedere”. Così il presidente di Comonuoto Mario Bulgheroni: «I numeri inerenti gli atleti agonisti hanno dato ragione a noi, e questo pronunciamento non è più appellabile. Mi sento in dovere di ringraziare l’avvocato Ruggero Tumbiolo per le sue capacità... D’altra parte la revocazione di una sentenza, perché di questo stiamo parlando, non è mai impresa facile. È un momento di grande, autentica gioia, abbiamo sempre lavorato per dare spazio ai nostri ragazzi, ai nostri duecento atleti, oggi siamo nelle condizioni di poterlo fare con tutt’altra serenità e tranquillità».

La prima graduatoria

A quest’ultima sentenza, lo ricordiamo, si è arrivati dopo che i giudici del Consiglio di Stato avevano ordinato un riconteggio del numero degli atleti agonisti tesserati, di fatto riconoscendo la sussistenza di un errore contenuto nella precedente sentenza: l’errore è, appunto, il presupposto della cosiddetta “revocazione”, un'evenienza tutt’altro che frequente ma che in questo caso ha consentito di ribaltare il verdetto. Di fatto, in altre parole, si è tornati alla prima graduatoria, quella che a suo tempo indusse il Comune ad aggiudicare il bando a Comonuoto, peraltro con un differenziale di punteggio non da poco. «Non discutiamo la sentenza - è il commento di Giovanni Dato, presidente di Pallanuoto Como - . Posso soltanto dire che in seguito al riconteggio ci sono stati “tolti” circa duecento atleti e che il Comune di Como è stato, in tutta questa vicenda, arbitro e parte in causa allo stesso tempo, palesemente schierato. Siamo comunque sereni. Valuteremo il da farsi. Tra l’altro, sempre dal Comune, siamo ancora in attesa di ottenere una serie di documenti che riteniamo molto importanti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA