Viadotto, i danni li paghiamo noi
Colpa dei pasticci del Comune

Palazzo Cernezzi rinuncia alla causa civile contro gli errori di progetto e lavori - Tutto prescritto a causa di un documento del 2009 che l’amministrazione ha sempre ignorato

Saranno le tasche dei cittadini comaschi a pagare i guai del Viadotto dei lavatoi. Il Comune di Como, infatti, ha dovuto rinunciare alla causa civile che voleva intentare contro progettisti e costruttori (e pure ex amministratori). E la colpa è della stessa amministrazione (non l’attuale, ma quella dell’era Bruni) che nel 2009 si è “dimenticata” di protocollare un atto che ha fatto cadere in prescrizione la possibile richiesta danni in sede civile. Tradotto: già sei anni dopo l’inaugurazione del viadotto Palazzo Cernezzi sapeva dei problemi, degli errori,

È un festival di errori e scempi edilizi, amministrativi, progettuali, strategici la vicende del ponte tra l’Oltrecolle e la Canturina che da quella «grande opera» descritta dall’allora sindaco (parole dell’1 giugno 2003) è diventata un incubo viabilistico. Che solo per fortuna non si è tramutato in un procedimento penale per crollo (o peggio).

Nella richiesta di archiviazione dei reati ipotizzati a carico di ignoti, la Procura di Como ha sottolineato - in un passaggio dell’atto - come siano emerse nel corso degli accertamenti «condotte colpose» che concretamente potrebbero tradursi in «una responsabilità sul piano civile e contabile», ma se per quanto riguarda il secondo aspetto già nel 2018 l’attuale giunta ha inviato gli atti alla Corte dei conti, su fronte della sacrosanta richiesta danni a chi ha eseguito l’opera ormai non è possibile più far nulla.

La questione è complessa, ma proviamo a semplificarla. Partendo dalla perizia del Tribunale depositata nell’agosto 2019 in cui gli esperti nominati per analizzare i lavori hanno concluso che il viadotto è un’opera «potenzialmente molto pericolosa», costruita con una sequenza impressionante di «errori macroscopici», modificata negli anni con varianti in gran parte inesistenti o, comunque, sparite dagli atti e di cui, oggi, è difficile ricostruire la storia stessa. I periti puntarono il dito contro lo stesso Comune di Como colpevole di inadempienze», «omessi controlli», «disordine documentale»; con i progettisti a cui i periti imputano lacune progettuali e mancata vigilanza in qualità di direttori lavori; con l’impresa affidataria dei lavori, a cui vengono imputati «gravi errori costruttivi»; con il collaudatore statico, per carenza di controllo e verifica dell’opera.

Bene, di tutta questa mole di presunti colpevoli, gli unici a pagare saranno i cittadini comaschi. Il motivo? Una consulenza sul viadotto datata 2009 richiesta dallo stesso Comune.

In quella consulenza venne messo nero su bianco lo stato di salute - pessimo - del ponte a pochi anni dall’inaugurazione. E vennero elencati una serie di interventi urgenti da fare (mai eseguiti nei 10 anni successivi). E dunque: il Comune già sapeva dei problemi nel 2009 ma non ha fatto nulla. Oltre 12 anni più tardi non può certo alzarsi e dire: ora pagateci i danni. Troppo tardi. Peccato che la consulenza non venne mai protocollata. Di fatto era come se non ci fosse mai stata. Un timbro dimenticato, che significa centinaia di migliaia di euro gettati al vento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA