Cuore, fede, pallone: grazie di tutto Nando

La storia Albate ricorda la figura straordinaria di un uomo che ne ha scritto un pezzo di storia, dal calcio alla solidarietà

«Quel giocatore lì… insomma…». Sembra di sentirlo ancora - Nando, basco in testa - mentre declama o ironizza sulle doti o vere o presunte di qualche giocatore. Dall’asso della serie A, al bomber magari non più tanto giovane di periferia. Quella periferia che conosceva così bene e in cui si trovava così a suo agio.

Fernando “Nando” Rossi è stato un dirigente sportivo, del calcio d’oratorio, conosciuto da tanti e amato da tutti. È scomparso a luglio, a 82 anni, dopo una malattia che non gli ha lasciato tregua. Era di Albate, ma era conosciuto un po’ ovunque a Como. Già presidente dell’Albatese, volontario in parrocchia, fondatore dell’Albate Calcio. Ma anche ex allenatore delle giovanili giallonere e, sempre nell’ambito dello sport, giudice sportivo del calcio al Csi di Como.

Tra piombi, libri e riviste

È stato un piccolo imprenditore, co-titolare della Comasina Grafica di Senna, azienda in cui si perdeva tra i piombi, i libri, le riviste che realizzava per i suoi clienti. Uomo di poche ma efficacissime parole, Nando ha lasciato dietro di sé una scia di ricordi. I tanti ragazzi - ormai ex ragazzi -, che fin dagli anni ’70 l’hanno avuto come allenatore l’hanno ricordato, sui social e non solo, anche nelle chiacchiere da bar, con grandissimo affetto.

Ed è stato toccante, il giorno del suo funerale celebrato ad Albate, il ricordo a tutto tondo letto dall’amico Luigino Nessi, compagno di tante avventure sportive e sociali, entrambi sempre con il giallonero Albatese stampato sul petto e nel cuore. «Ci sarebbero molte cose da dire a ricordo di Nando Rossi: la passione per il lavoro, prima al Piano, poi a Senna Comasco, a comporre con i caratteri di piombo. Occorrerebbe dire del suo paese vicino al fiume: gli avevo promesso di portarlo a Batuda, ma quel giorno ebbe un imprevisto e il viaggio venne rinviato. Occorrerebbe dire della sua cultura: sapeva tutto di tutto, non c’era argomento a lui sconosciuto». Immancabile il passaggio sul calcio, che ha attraversato in maniera tanto forte la sua vita: «Lo ricorderemo per il suo sapere: tanti campionati giovanili vinti come allenatore, tanti ragazzi lanciati verso traguardi più importanti, ma soprattutto un papà, un maestro di vita, valori che trasmetteva nei suoi continui passaggi in macchina che offriva ai ragazzi, anche sul comportamento in campo». Un uomo dal carattere affabile: «Lo ricorderemo anche per il suo ultimo tempo di sofferenza, ma penso che Rossi ci abbia insegnato l’umiltà, la fede e la mitezza. Un uomo mite, mai che abbia prevaricato qualcuno, che abbia litigato, che abbia avuto rancori, che non abbia sempre tentato il dialogo, il confronto costruttivo, senza comunque rinunciare alle sue idee, che esponeva dopo aver riflettuto. E poi l’umiltà, cosa difficile questa da sostenere in questa era di ricerca di immagine. Lavare i piedi agli altri, forse è questa l’espressione che rappresenta Nando, perché Nando ha lavato i piedi a tanti: una manifestazione di forza interiore e di saggezza».

Un uomo umile

Un’umiltà che – ha ricordato Nessi – ha utilizzato in tutte le situazioni: «È stato il presidente dell’Albatese, è stato dirigente del Csi, uno dei fondatori dell’Albate Calcio, è stato nel Consiglio pastorale della nostra Comunità… Umiltà quindi nella vita e nei comportamenti e nei suoi impegni».

Poi tanta fede, fede che tanti albatesi hanno appreso leggendo i suoi numerosi scritti sul bollettino parrocchiale e sui giornalini dell’Albatese che lui ha composto per tanti anni».

Fino all’ultimo saluto, commosso: «Ciao Nando, ormai fai parte della nostra Storia. Sono sicuro che sarai ricordato come un attore principale, quelli che escono sullo schermo con titoli cubitali. Grazie ancora e ricordati di noi dal Paradiso».

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