Guerra e clima, le grandi crisi da superare: «Bisogna cambiare la narrazione di ciò che avviene»

L’incontro Conflitti, miseria e distruzione del territorio al centro di un convegno voluto dal Forum per la pace

Guerre, cambiamento climatico, pandemie e diseguaglianze sociali. È questo il tema scelto per una conferenza tenutasi al Teatro Nuovo di Rebbio, un’iniziativa promossa dal Forum provinciale per la pace e contro la guerra. Ne hanno parlato Alessandra Mecozzi, ex sindacalista e attivista, e Guido Viale, sociologo e saggista. La prima a prendere la parola è stata Alessandra: «La guerra è diventata un elemento strutturale della società. Prendiamo la guerra in Ucraina e partiamo dal dato più evidente. Si tratta della prima guerra ai confini dell’Europa, che si sta combattendo da quasi un anno creando una fascinazione difficile da immaginare. Purtroppo all’orizzonte non si intravede ancora una via d’uscita e una chiara visione politica europea che faccia riferimento ai suoi valori costituenti legati al dialogo e alle pratiche di pace».

In piazza, vent’anni fa

La relatrice durante l’ intervento ha ricordato l’enorme manifestazione che andò in scena vent’anni fa contro la guerra in Iraq: «Dovremmo sempre cercare di prendere esempio dalle memorie del passato. L’appello alla mobilitazione partì dal Forum sociale mondiale, che aveva convocato manifestazioni contro la guerra in tutto il mondo». Era il 15 febbraio 2003. In tutto il mondo 110 milioni di persone scendevano in piazza in più di 600 città contro la guerra in Iraq. In Italia la manifestazione di Roma portò in piazza 3 milioni di persone. «In questo momento la pace viene troppo spesso interpretata come un concetto “estremista” e obsoleto. La questione cardine dovrebbe essere quella della produzione di armi e del pericolo nell’alimentare gli affari della grande industria militare».

Ci si chiede inevitabilmente che cosa si possa fare nel concreto per diffondere pratiche di pace. «Dovremmo iniziare a cambiare la narrazione di ciò che avviene - dice Mecozzi -. Il movimento e il pensiero femminista hanno messo in discussione le origini della guerra legate a doppio filo ad un sistema patriarcale. Abbiamo bisogno di una cultura che si opponga radicalmente alla guerra».

La crisi economica, climatica e ambientale è stata, invece, al centro dell’intervento del sociologo Guido Viale. «In questi anni la crisi climatica e ambientale si è legata inesorabilmente a quella sociale creando una differenza sostanziale tra ricchi e poveri - afferma Viale - Si tratta di un allarme lanciato nell’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco scritta nel suo terzo anno di pontificato. Ritengo che sia il documento politico e sociale più importante del Ventunesimo secolo, dove emerge una stretta connessione tra giustizia climatica e giustizia sociale. L’Enciclica inizia con un grido d’allarme perché la terra è frastornata dal male che l’umanità le sta facendo».

Migranti e profughi ambientali

Lo studioso ha poi sottolineato come il contributo che le guerre danno all’accelerazione della crisi climatica sia fuori da ogni tipi di ragionevolezza. «Il problema fondamentale è che l’urgenza della crisi climatica non è ancora al centro dell’attenzione globale - dice Viale - Bisognerebbe passare dalla consapevolezza astratta all’operosità concreta». Non sono mancate anche alcune riflessioni sui migranti «Non esiste, ad oggi, la categoria giuridica dei profughi ambientali - conclude - Mi riferisco a persone costrette ad abbandonare il loro territorio per questioni ambientali. Guerra, miseria e distruzione del territorio sono ormai tragicamente interconnesse».

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