È stata denunciata un’irregolarità nel cantiere della variante Regina

Griante La Polizia ha riscontrato che le acque degli scavi a Griante venivano in parte smaltite in pozzetti nascosti. Il provvedimento non interrompe i lavori, che però di fatto erano già fermi. L’impresa intende rimediare a breve

Lo smaltimento delle acque nel cantiere della variante Regina a Griante è stato irregolare. Lo afferma la Polizia che, dopo i controlli effettuati nei giorni scorsi in località Ca’ Bianca, ha denunciato il capo cantiere con delega all’Ambiente per violazione delle norme ambientali.

Il provvedimento non prevede alcuna restrizione per le attività di cantiere, che dunque possono proseguire. In teoria, perché a Griante gli scavi delle due gallerie sono fermi per motivi diversi: il tunnel di servizio per lo smaltimento dei residui contenenti arsenico e il salto di montone, come abbiamo scritto ieri, per l’allagamento di parte della galleria.

Le ragioni

La Questura in una nota ha comunicato i motivi dello stop allo scavo - tramite esplosivo - del salto di montone a Griante, giunto subito dopo il controllo interforze di giovedì scorso in località Ca’ Bianca (ne abbiamo dato conto sia domenica che ieri).

Nel documento si rendono noti gli esiti dei controlli effettuati dalla Divisione di Polizia Amministrativa e di Sicurezza della Questura stessa, in collaborazione con personale dell’Arpa di Como e con il supporto dei carabinieri della stazione di Tremezzina.

Nel mirino è finito lo smaltimento delle acque derivanti dai processi di lavorazione: in particolare i controlli di giovedì scorso «Hanno permesso di accertare che all’interno del cantiere era stato ricavato un pozzetto - nascosto da alcuni stracci, ferri e manufatti di calcestruzzo - in cui era stato convogliato un tubo flessibile che scaricava acqua proveniente dalla galleria direttamente nel suolo e da lì nel sottosuolo».

«In sostanza, le acque raccolte in galleria, da considerarsi a tutti gli effetti acque di processo che la stessa società appaltatrice gestisce come rifiuti - si legge ancora nella nota della Polizia - venivano convogliate in un pozzetto nascosto all’interno del cantiere». Da qui l’immediata interruzione dello sversamento all’interno del pozzetto.

È stato poi controllato un secondo scarico, proveniente da una galleria attualmente priva di lavorazioni perché sospese dal novembre 2023: l’acqua, che finiva in un tombino sulla sede stradale, è stata campionata dai tecnici dell’Arpa per essere sottoposta a controlli sui parametri. Su questo secondo scarico non sono stati aggiunti ulteriori dettagli, ma dalle risultanze potrebbe trattarsi di uno scarico connesso alla galleria di servizio, quella ferma dopo che nel materiale di scavo era stata rilevata una quantità di arsenico oltre il consentito.

I rimedi

In sé la vicenda dovrebbe concludersi con una sanzione amministrativa e con il corretto smaltimento delle acque derivanti dalle lavorazioni. In questo senso l’impresa che ha in appalto i lavori della variante si starebbe già prodigando per rimediare.

Difficilmente però lo scavo del salto di montone potrà riprendere prima di un paio di settimane. «Nel contempo - rimarca la Questura - il monitoraggio continuerà per assicurare che i lavori di costruzione dell’importante infrastruttura destinata a collegare Colonno con Griante proseguano nel pieno rispetto dell’ambiente».

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