Lomazzo, sfruttava le prostitute: condannata a sei anni di carcere

Il processo Gli episodi contestati sono avvenutit ra il maggio del 2016 e il febbraio 2017

Nel corso delle indagini era pure emerso che tra le donne che venivano fatte prostituire nel territorio principalmente di Lomazzo, una era anche incinta e con il pancione ben visibile. Questo tuttavia non creava problemi ai clienti che non cessavano di chiederle prestazioni. Ma sotto le mani di una donna albanese residente a Cermenate, di ragazze ne sarebbero passate diverse, secondo quanto sostenuto alla pubblica accusa in un processo che ha portato in aula Kume Tahiri, 56 anni, accusata dal pubblico ministero Giuseppe Rose di aver favorito e sfruttato la prostituzione di diverse donne, sovrintendendo all’attività, comprando preservativi, accompagnando le ragazza nelle diverse piazzole utilizzate per l’attività andandole poi anche a riprendere.

La vicenda, nelle scorse ore, è finita in aula di fronte al Collegio del Tribunale di Como che ha letto la sentenza di condanna per l’imputata, quantificata in sei anni di pena. A processo c’era anche il nipote, 28 anni, Ergys Tahiri, che tuttavia è da tempo irreperibile e la sua posizione è stata dunque stralciata.

Secondo quanto ricostruito dalla procura, erano almeno cinque le donne che la signora albanese faceva prostituire a Lomazzo, ma anche in altri territorio come Cermenate, Rovellasca, Cabiate, Lentate sul Seveso. Ragazze giovani, che non raggiungevano i 30 anni, ma anche altre meno giovani, con una delle vittime vicina ai 50 anni. Il lasso di tempo abbracciato dall’indagine, che era stata ricostruita dai carabinieri della Stazione di Lomazzo, è andato dal mese di maggio del 2016 al 15 febbraio del 2017.

Come detto, il fascicolo aveva compreso non solo il nome della donna di Cermenate, che veniva chiamata la “zia”, ma anche quello del nipote. I “servizi” che i due parenti, entrambi albanesi, fornivano andavano dall’acquisto dei preservativi da utilizzare con i clienti al trasporto da e per la piazzola che aveva anche un costo, un prezzo per il noleggio. Ma i due avrebbero poi anche comprato schede ricaricabili – sempre da consegnare alle ragazze – per permettere loro di tenere contatti con i clienti, organizzano orari e durata delle prestazioni.

Una attività che si è conclusa con almeno cinque ragazze sospettate di essere state sfruttate nel mondo della prostituzione. Il fascicolo penale, come detto, è alla fine approdato in aula, discusso di fronte al Collegio del Tribunale di Como. La sentenza è arrivata nelle scorse ore: la “zia” è stata condannata alla pena di 6 anni proprio come chiesto dalla pubblica accusa, mentre il nipote – che si faceva chiamare “Gysi” - è ancora irreperibile.

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