Quando il cuore si ferma. La rapidità è salvezza

Emergenza La sopravvivenza potrebbe passare dal 10-20% al 75% dei casi. con il ricorso tempestivo a compressione toracica e uso del defibrillatore

Si verifica un arresto cardiaco (o morte improvvisa) quando il cuore, per motivi che possono essere diversi, si ferma. In questo caso la vittima perde conoscenza, non risponde e non respira e si deve chiamare il più precocemente possibile il Numero unico di emergenza 112 e intervenire con la rianimazione, ovvero con le compressioni toraciche e l’uso di un defibrillatore (Dae). È fondamentale che la popolazione venga sensibilizzata sull’importanza del mettere in atto il prima possibile le manovre salvavita.

La morte cardiaca improvvisa, infatti, è la terza causa di morte più frequente nel mondo, dopo i tumori e le altre malattie cardiovascolari. Ogni anno in Italia circa 60mila cittadini muoiono in conseguenza di un arresto cardiocircolatorio, a insorgenza spesso così improvvisa da non essere preceduto da alcun sintomo o segno premonitore. Si stima che la sopravvivenza potrebbe passare dal 10-20% fino al 75% se le manovre di rianimazione e l’utilizzo di un Dae venissero praticate immediatamente in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Inoltre, se si interviene entro i primi 2-4 minuti, si possono evitare al paziente gravi conseguenze neurologiche. Ecco perché è fondamentale che le tecniche base di rianimazione diventino un bagaglio di conoscenza comune in tutta la popolazione.

«Nella nostra provincia ogni anno sono tra 500 e 700 le persone che hanno un arresto cardiaco, circa 80 solo nella città di Como – spiega Umberto Piccolo, infermiere del 118 e referente provinciale per l’attività di Defibrillazione precoce - e il 25% dei casi si verifica in luoghi diversi dal domicilio (strada, esercizi pubblici). L’età media dei pazienti soccorsi è di 70 anni. Diffondere la conoscenza delle manovre salvavita permette di creare una vera e propria catena della sopravvivenza». Come detto, intervenire tempestivamente con le manovre salvavita è essenziale, ecco perché nel comasco vengono organizzati corsi Blsd dedicati anche alla popolazione laica. I corsi vengono promossi da associazioni come Comocuore Onlus, Anpas, Croce Rossa Italiana, Croce Bianca e Lariosoccorso.

«Quando si verifica un episodio di questo tipo tutti noi possiamo attivarci nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi – aggiunge Piccolo – Se si mettono in atto immediatamente le manovre salvavita si può davvero intervenire sull’esito. Nell’75% dei casi, con manovre salvavita e defibrillazione praticate da cittadini laici e prima dell’arrivo dei soccorsi del 118, il paziente sopravvive». Nel comasco sono oltre 1000 i defibrillatori disponibili in luoghi pubblici.

Come sottolineano gli esperti del 118, la sopravvivenza senza deficit neurologici dopo un arresto cardiocircolatorio è fortemente influenzata dalla corretta realizzazione della sequenza di interventi sintetizzati nella “catena della sopravvivenza”, costituita da cinque anelli. Il primo anello consiste nel riconoscimento dell’arresto cardiocircolatorio e nell’attivazione dell’emergenza sanitaria, segue l’avvio delle compressioni toraciche, mentre il terzo anello è la defibrillazione precoce. Il quarto anello è il supporto vitale avanzato precoce da parte del 118, infine fondamentale l’assistenza post-arresto in un centro ospedaliero specializzato.

Quando la persona non risponde e non respira (o respira in modo anormale) siamo di fronte a un arresto cardiocircolatorio. Il pronto riconoscimento dei segni di allarme è il fattore chiave di questa fase, seguito dall’allertamento dei soccorsi.. «Di fronte a un episodio che vede coinvolta una persona in arresto cardiaco bisogna chiamare immediatamente il Numero unico di emergenza 1-1-2 e seguire le indicazioni dell’operatore, che può descrivere le manovre da eseguire in attesa dei soccorsi. Non bisogna avere paura di effettuare il massaggio cardiaco. La collaborazione tra il personale sanitario e chi si trova a dover chiamare il numero di emergenza è fondamentale».

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