Insulti razzisti, sospeso il derby di calcio : finisce malissimo tra il Castello e Cantù

Il caso Frase discriminatoria di un giovane tifoso del Sanpaolo all’arbitro Aloui al “Toto Caimi”. Novelli: «Ferisce, era un nostro atleta». Otto mesi a un dirigente Gso per ingiurie a un giocatore

La duplice sanzione per quanto accaduto durante il derby dell’Allievi Under 17 tra Gso Castello e Cantù Sanpaolo, sospeso dall’arbitro dopo un insulto razzista nei suoi confronti - e anche per il timore che, dopo una mezza invasione di campo, il parapiglia tra due calciatori si trasformasse in una generale rissa - arriva da entrambe le associazioni sportive.

I presidenti delle due società, Giovanni Bettio e Gennaro Novelli, sono concordi nell’affermare che lo sport non è certamente l’orrore visto martedì. E prevedono severi confronti interni.

Le parole messe a verbale

Uno per il giovane tifoso del Cantù San Paolo, un ragazzino con la tuta della società, e quindi delle giovanili, che ha gridato all’arbitro Rayan Aloui «“negro, vatti a lavare”», come messo a verbale dallo stesso direttore di gara.

L’altra per il dirigente del Castello, un adulto che, con una «frase volgare, oscena ed oltraggiosa nei confronti della madre» di un calciatore avversario, ha fatto persino scattare una reazione molto accesa del minorenne, che per la rabbia si è messo a colpire «ripetutamente il muro».

Emergono altri dettagli della partita che, interrotta ormai alla fine, al 38’ del secondo tempo, sul 5 a 2 per il Castello - questo il punteggio riferito da Novelli - dovrà essere rigiocata al “Toto Caimi” di Vighizzolo domani, lunedì, alle 18. A porte aperte, secondo quanto risulta al Cantù Sanpaolo, che giocherà la successiva partita con la sanzione delle porte chiuse, inflitta solo ai biancorossi, più multa di 300 euro per quanto detto dal ragazzo all’arbitro.

Squalificato fino a Natale

Per il dirigente del Castello, Francesco Cullia, pesante squalifica di otto mesi: da qui alla vigilia di Natale. Tra l’altro, ci sono anche due giornate di squalifica per un calciatore del San Paolo espulso per aver colpito, con un pallone tirato con forza, un calciatore avversario che si allacciava le scarpe.

Insomma: tutto tranne che sport. E i primi a indignarsi sono gli stessi presidenti delle due società. Che condannano i propri atleti o dirigenti per quanto accaduto.

«Il dirigente, che avrà anche un figlio che gioca a calcio - afferma il presidente Bettio - sarà senz’altro richiamato da me, dal dg Berruccio Della Valle, dalla società. Cose di questo genere non devono succedere. Non mancherà una lavata di capo. Gli adulti devono dare l’esempio, non possono lasciarsi andare a questi atteggiamenti da scalmanati».

Bettio è spiaciuto anche per l’insulto all’arbitro arrivato dal ragazzo del Cantù San Paolo: «Gli arbitri sono pochi, e ben venga che ci siano arbitri di ogni provenienza, che certo non meritano di essere insultati. Una volta si andava tutti insieme dopo la partita a fare festa. Oggi: razzismo e insulti».

«Un ragazzino di 13 o 14 anni»

Allibito anche Novelli. «Tutta questa storia non mi è piaciuta per niente - dice il presidente del Cantù Sanpaolo - chi sta sugli spalti deve solo fare il tifo, non insultare gli arbitri, che vanno anche ringraziati perché si fa fatica a trovarne, con frasi razziste».

E conclude: «Ferisce che a lanciare quell’insulto sia stato un ragazzino con la nostra tuta, di 13 o 14 anni, che peraltro dobbiamo identificare: contiamo di capirne di più sentendo chi era presente quel giorno. Anche questa partita di lunedì meritava di essere rigiocata a porte chiuse».

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