Sabato 10 Settembre 2011

Anche la morte diventa ecologica
La scelta? Farsi liquefare o gelare

L'inquinamento avvolge ogni momento della nostra vita. E anche dopo. Noi esseri umani infatti inquiniamo anche quando passiamo a miglior vita, ma presto il colore del lutto potrebbe diventare il verde, una tinta più felice se non per le persone care che piangono il defunto, quanto meno per l'ambiente.

Infatti poichè la "dipartita" ha dei costi ambientali non indifferenti alcune aziende si stanno attrezzando con nuove tecnologie per funerali "verdì": il modo migliore, in termini di impatto ambientale, per lasciare questa vita è farsi "liquefare" in una soluzione alcalina. Il sistema, ideato dall'azienda inglese Resomation Ltd, permette di far "scivolare via" la salma sotto forma di un liquido che può rientrare nel normale ciclo dell'acqua senza lasciare nessuna traccia della vita che "vi scorre" dentro, neanche un pezzettino di Dna.

I vantaggi sono tanti, si legge sul sito dell'azienda: meno emissioni di CO2, minor consumo di corrente elettrica o gas, azzerate le emissioni di mercurio. Quel che resta del corpo del defunto dopo che il liquido sterile "cola via" sono le polveri delle ossa, così come avviene con la cremazione. La "resomation" avviene dentro uno strumento chiamato "Resomator"' che invece del fuoco usato per la cremazione, usa una soluzione di idrossido di potassio che "scioglie" la salma chimicamente attraverso un processo di idrolisi che dura 2-3 ore, come la cremazione, e rimangono un liquido sterile e le polveri.
In America l'uso del processo di "resomation" è già regolamentato in alcuni Stati e in corso di regolamentazione in altri. Altrove il processo di regolamentazione è in corso.

Ma c'è un altro "funerale verde" che può far lasciare questo mondo in pace con l'ambiente, la Cryomation, dell'azienda britannica omonima con sede a Woodbridge. La Cryomation consiste nel raffreddare il corpo con azoto liquido fino a 196 gradi sotto lo zero; la salma diviene così friabile e con successivi processi di deumidificazione e "essicamento" si riduce in polvere, ma a differenza della cremazione non ci sono emissioni tossiche. Il processo permette di tagliare del 75% le emissioni di CO2 rispetto a un normale processo di cremazione che libera 160 chili di CO2 per persona, spiega l'azienda.

Un'analisi dei costi ambietali riportata sul magazine britannico New Scientist e commissionata al gruppo olandese TNO ha calcolato che il modo più verde di andarsene è, con un costo ambientale pari a zero euro, la "resomation", insomma la liquefazione; segue il "congelamento", con 10 euro; la pratica più inquinante, invece, sia in termini di terreno utilizzato che di emissioni prodotte per fare la lapide e tumulare il defunto, è la sepoltura tradizionale.
Man mano che questi nuovi metodi prenderanno piede, dunque, i funerali si "vestiranno" di tinte un pò meno fosche, almeno per l'ambiente.

u.montin

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