Martedì 20 Luglio 2010

Ticosa, Multi cambia il progetto
Ma vuole alzare ancora i palazzi

È datata 15 luglio, ma è stata messa a disposizione dei consiglieri comunali ieri la lettera con cui Multi si dichiara disponibile a correggere il progetto ripristinando il cannocchiale su Sant'Abbondio. Il rischio, però, è che i palazzi circostanti diventino ancora più alti.
Multi allega anche dei disegni (in bianco e nero e appena accennati) per spiegare il cambiamento del quartiere. In pratica secondo il progetto attuale da viale Roosevelt non si vede nemmeno un pezzetto dei campanili di Sant'Abbondio, mentre con le modifiche si andrebbe a ripristinare il cannocchiale. A fronte, però, di un ulteriore aumento delle altezze già finite nel mirino del consiglio comunale.
Multi scrive al sindaco dicendo di ave «proceduto alla predisposizione di alcune viste prospettiche con le quali abbiamo voluto rappresentare una possibile soluzione progettuale, compatibile con lo strumento attuativo in fase di approvazione, che sia in grado di confermare il cono visuale anche in presenza degli edifici previsti dal progetto Ticosa».
E ancora: «La soluzione proposta, che non riveste carattere di variante progettuale rispetto alle tavole del Piano Integrato, evidenzia come sia possibile consentire la visuale del complesso di Sant'Abbondio semplicemente aumentando il distacco tra i due edifici attualmente giacenti sull'asse visivo. La riduzione del sedime dei due edifici, che dovrebbe essere compensata dal possibile aumento dell'altezza degli edifici interessati, consentirebbe in mantenimento della visuale del complesso come si evidenzia nei disegni allegati».
Un aumento ulteriore delle altezze vede molto critico il presidente della commissione Urbanistica Mario Lucini (Pd) che già ha duramente contestato il progetto. E Lucini ha presentato in consiglio un ordine del giorno per chiedere che vengano create le sagome effettive delle altezze, per avere chiaramente l'impatto di quello che sarà il nuovo quartiere.
In difesa del cannocchiale erano intervenuti nei giorni scorsi con un appello alla città, al sindaco e al consiglio, il presidente della Famiglia Comasca Piercesare Bordoli, il presidente della Società archeologica comense Giancarlo Frigerio, il professor Giorgio Luraschi docente di Storia e istituzioni di diritto romano all'Università Insubria e Alberto Rovi, docente di Storia dell'arte al classico. Anche il vescovo Diego Coletti si è espresso per salvare la basilica.
Gisella Roncoroni

a.savini

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