Sabato 31 Dicembre 2011

Lurate Caccivio, la mamma
ricorda il suo piccolo Kevin

LURATE CACCIVIO «Mi ha chiesto di fargli patatine e carne, il suo piatto preferito. Ha mangiato, poi si è addormentato. Qualche ora dopo una prima crisi respiratoria, che ha superato, poi una seconda da cui non si è più ripreso». L'ultima richiesta da bambino, qual era, di Kevin Ditta - sei anni - morto l'altro ieri pomeriggio all'Hospice dell'ospedale di Cantù, dopo aver combattuto due anni contro un tumore.

Nonostante la malattia e la sofferenza, era lui a dare forza ai suoi familiari: «Non si arrendeva al male. Si arrabbiava quando era il caso, giocava e correva con gli altri bambini ricoverati nello stesso reparto, ridevamo insieme - ricorda la mamma, Cristina Marchese - Aveva una gran forza. Ne ha passate tante, eppure non si lamentava mai, tranne quando gli infilavano un piccolo ago nel petto. Era lui che ci dava la carica; quando mi vedeva un po' malinconica, mi faceva le sue faccine e mi diceva "mamy", per farmi sorridere e lui con me. È sempre stato un bambino sorridente. L'unica "consolazione" è che adesso è tornato a fare il bambino. Il suo più grande desiderio era di andare a scuola - lo ricordo il primo giorno di scuola elementare con la cartella più grande di lui - di correre, di fare il bambino».

Quello che avrebbe avuto tutto il diritto di essere con i suoi sei anni compiuti l'otto novembre scorso, quando ormai era già in condizioni critiche.
Il suo calvario era iniziato due anni prima, da pochi mesi frequentava l'asilo: «A metà anno ha cominciato a non stare bene e si è scoperto che aveva un tumore alla testa - prosegue la mamma - Aveva quattro anni quando ha subito il primo intervento all'Istituto neurologico Carlo Besta. Ci avevano dato poche speranze che uscisse dalla sala operatoria, invece Kevin ce l'ha fatta. Non riusciva a svegliarsi per una complicanza, per cui sono dovuti intervenire di nuovo per applicargli un drenaggio».

«Dopo circa quaranta giorni di degenza è stato dimesso - aggiunge - Dal Besta è passato all'Istituto nazionale tumori di Milano dove, dopo un primo ciclo di chemioterapia, è tornato a casa. Dopo un secondo ciclo, trentatré radioterapie e l'autotrapianto di midollo, sembrava fosse guarito. Piano piano si era ripreso. Aveva ricominciato a camminare e a parlare».
Una breve parentesi di normalità, con periodi a casa e altri in ospedale per trattamenti e controlli, poi una ricaduta senza ritorno.

«A febbraio, è emerso che si era formato un altro tumore della stessa famiglia. Rioperato, è uscito dal Besta nell'arco di due settimane. È tornato a casa. Avrebbe dovuto fare un nuovo ciclo di chemio in day hospital, ma dopo la prima hanno sospeso la terapia perché l'abbassamento dei valori gli aveva provocato una polmonite bilaterale. Dopo una breve degenza al Sant'Anna, l'abbiamo riportato all'Istituto nazionale dei tumori dove gli avevano dato tre giorni. Invece, con la sua grande forza e voglia di vivere, si è ripreso. Di nuovo radioterapie poi una mattina di due mesi fa, mentre era a casa, si è sentito male. L'abbiamo riportato d'urgenza a Milano, ma la situazione era ormai talmente compromessa che ci hanno detto che sarebbe vissuto da un giorno a un mese».

Ha resistito altri due mesi ed è riuscito a ricevere i regali che aveva chiesto per Natale: «Abbiamo trascorso le ultime due settimane come se fosse un Natale allungato, con Babbo Natale che passava a dargli i regali che desiderava, per paura che non arrivasse al 25. Era contento nello scartare i regali e divertirsi con i giochi che aveva chiesto (una pianola, la macchina, il telefonino e il carrello degli attrezzi di Cars). Gli piaceva giocare alla Wii, anche se si arrabbiava perché aveva un po' di difficoltà motorie. A casa si divertiva con il suo amato cane. Adorava le moto e Valentino Rossi. Avrei tanto desiderato farglielo conoscere, mi sono iscritta al suo fan club e gli ho inviato una lunga lettera raccontandogli di Kevin, ma temo non l'abbia mai letta». 

r.caimi

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