Venerdì 06 Luglio 2012

Saronno: cerca la bici rubata
Ne trova altre venti in un parco

SARONNO Dopo essere stato vittima di un furto, Alberto Paleardi si è improvvisato detective per cercare di ritrovare la propria bicicletta. Non ha recuperato la propria "due ruote", ma ne ha trovate altre venti, tutte di provenienza furtiva, abbandonate a pochi passi dal municipio.
 
Il furto
Mercoledì 27 Paleardi, esponente del Partito democratico noto in città per la passione con cui si dedica al torrente Lura, che gli è valsa la presidenza della commissione consiliare che si occupa del corso d'acqua, è andato nella sede di via Pietro Micca per un'assemblea del direttivo del Pd. Arrivato alle 21, ha lasciato la propria bicicletta nell'atrio del palazzo ed a mezzanotte, uscito dalla riunione, non l'ha ritrovata.

È facile immaginare la sorpresa dei colleghi di partito. Dal sindaco, Luciano Porro, al capogruppo, Rino Cataneo, tutti hanno espresso la propria solidarietà a Paleardi lanciando anche l'idea di una colletta.

La vana ricerca
Paleardi, però, ha preferito cercare la bici rubata. La mattina dopo, di buon ora, ha controllato tutte le rastrelliere installate in città, ha passato al setaccio i posteggi riservati alle "due ruote" di via Pellico e di via Diaz ed ha controllato molte zone sterrate alla periferia cittadina.

Un tesoretto nascosto
Purtroppo della sua "due ruote", grigia, comprata pochi mesi prima alla Decathlon, non c'era più traccia, ma in compenso Paleardi ha individuato una ventina di bici rubate ed abbandonate.

«In via Maestri del lavoro c'è una piccola area verde dove, nascoste dalle foglie, si trovano diverse biciclette» - spiega  -«Alla maggior parte mancano pezzi ed è evidente che siano lì da molto tempo».

La difficoltà di accertare la reale provenienza furtiva delle biciclette ha dato ad Alberto Paleardi l'idea per una nuova proposta: «Vista l'attenzione dimostrata dall'amministrazione per chi sceglie di spostarsi in bicicletta» - conclude l'esponente del Pd - «si potrebbe fornire la polizia locale di una delle penne ottiche per leggere i dati dei Cymichip, i "tatuaggi" delle biciclette».
                                                                                                  Sara Giudici

m.delsordo

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