A maggio mai tanta pioggia da 30 anni  Il lago risale, agricoltori in difficoltà
Il lago offre scorci suggestivi ma il clima preoccupa non solo gli operatori turistici

A maggio mai tanta pioggia da 30 anni

Il lago risale, agricoltori in difficoltà

Ieri il Lario a +57 centimetri, più di 80 sopra il livello registrato il 3 aprile - Crolla la produzione di miele (acacia e millefiori), cala il raccolto nel settore ortofrutticolo

Como

Un maggio così freddo e piovoso, dicono le statistiche meteo, non si vedeva da trent’anni. Tra le ricadute c’è lo stato di laghi e fiumi. Il livello del Lario ieri era di 57 centimetri sullo zero idrometrico di Malgrate, i calo rispetto agli ultimi giorni, lontano anni luce però da quel meno 24 centimetri, registrato il 3 aprile, pericolosamente vicino al livello di allarme anche per il servizio di navigazione (il minimo storico nel 1953 con meno 51, il massimo nel 1983, l’anno dell’ultima grande esondazione, con più 163).

Le successive precipitazioni hanno ristabilito, su questo fronte, una situazione di normalità con il nostro lago che ha un grado di riempimento del 57%. Stessa situazione per il Maggiore (riempimento dell’88%) e per il Garda (94%).

La Coldiretti sottolinea come la situazione sia frutto di una primavera pazza. «L’anomalia climatica che si è manifestata anche con temporali violenti e grandine, ha colpito l’Italia - sottolinea l’associazione - in un momento particolarmente delicato per l’agricoltura con le semine, le verdure, gli ortaggi in campo e le piante che iniziano a fare i primi frutti».

Gravi problemi per il miele. La produzione di millefiori e acacia è crollata. L’andamento climatico siccitoso del mese di marzo, seguito da un aprile e un maggio dal meteo particolarmente capriccioso caratterizzato da vento, pioggia e sbalzi termici non ha consentito alle api di trovare il nettare sufficiente da portare nell’alveare.

«La pazza primavera - sottolinea la Coldiretti - ha creato gravi problemi agli alveari con il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre - spiega la Coldiretti - se lo mangiano per sopravvivere. La sofferenza delle api è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo».

«La pioggia no stop compromette il duro lavoro delle api - continua la Coldiretti - ma non si tratta solo della produzione del miele poiché prodotti come mele, pere, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma questi insetti sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api».

«Forse questa è l’annata peggiore per il miele di acacia - conferma Gabriele Nichetti che ha le arnie a Crema - Con la produzione siamo sotto del 75% rispetto alla media. La fioritura dura 10-15 giorni e stavolta è capitata proprio nel periodo peggiore per temperature e condizioni meteo. Speriamo di rifarci con l’amorpha, che si trova lungo i fiumi Serio e Adda e, a giugno, con il tiglio».


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