A pochi passi dal giudice ucciso  «Barricati per due ore in cancelleria»
Diletta Vergani

A pochi passi dal giudice ucciso

«Barricati per due ore in cancelleria»

Diletta Vergani abita a Merone e lavora a Milano per uno studio legale: era a pochi passi dal giudice «Pensavamo che fosse nascosto nel palazzo»

Era al secondo piano del tribunale, sezione fallimentare, e stava parlando con il cancelliere.

Una mattina come tante per Diletta Vergani, classe 1982, che abita a Merone e lavora a Milano come collaboratrice di uno studio legale. Poco prima delle 11, due spari secchi: «Li abbiamo sentiti molto bene a pochi metri di distanza in linea d’aria, dove si trova l’ufficio del giudice Fernando Ciampi. Ci hanno immediatamente chiusi all’interno della cancelleria e non siamo più usciti per due ore, mentre si rincorrevano notizie drammatiche».

Un incubo finito poco prima delle 13. «Tutto questo - racconta la Vergani - noi lo abbiamo scoperto solo dopo. All’interno della cancelleria i telefoni funzionavano a singhiozzo: non c’era alcuna connessione 3G, navigare in Internet era impossibile. A un certo punto si è sparsa la voce che l’autore delle strage fosse barricato al terzo piano del palazzo di giustizia: nessuno di noi ha osato mettere il naso fuori dall’ufficio».

Per due ore, dunque, la meronese è rimasta seduta sotto la scrivania del cancelliere. «Dentro alla stanza - racconta - saremo state una decina di persone. Quelle che già erano all’interno nell’istante in cui sono partiti i colpi e altri che si trovavano in corridoio a pochi passi di distanza: quando hanno sentito gli spari, sono corsi dentro con noi».

Due ore di paura, senza poter uscire dalla stanza e senza sapere che cosa stesse succedendo. «Non potevamo neanche immaginare che un giudice fosse stato ucciso a pochi metri di distanza. Alla fine eravamo tutti convinti che l’autore della sparatoria fosse ancora all’interno del palazzo, al piano superiore».

In realtà, stando alle prime ricostruzioni, Giardiello era già in fuga. Di lì a poco è stato fermato a Vimercate. «Poco dopo le dodici e mezza si è sparsa la voce che le donne potevano iniziare ad uscire. Qualcuna non si è fidata e ha preferito restare ancora un po’ in cancelleria, io ne ho approfittato subito: non volevo più restare lì dentro».


© RIPRODUZIONE RISERVATA