Brianza: quelle donne da prima linea Altro che velo: vogliono la jihad
Un’immagine simbolo di questa inchiesta: i quattro bambini vestiti da combattenti che inneggiano ad Allah

Brianza: quelle donne da prima linea
Altro che velo: vogliono la jihad

Dalle carte dell’inchiesta: Alice “Fatima” combattente accanto al suo uomo in Siria Salma si attiva per ottenere la “raccomandazione”, Wafa distrugge prove materiali

Alice, o meglio Fatima. Quindi Salma, Wafa e anche Meryem, si scopre ora. Ma in origine era stata lei, Valbona.

Le donne e l’Isis. Le donne e l’integralismo islamico. Secondo il credo comune, la donna musulmana, con lo hijab a coprire i capelli e il collo quando non completamente “nascosta” dal burka, sarebbe una mera appendice del suo uomo. Una subalterna, quasi una schiava.

Ebbene, dalle carte dell’inchiesta che, l’altro giorno, hanno portato in carcere quattro persone, più altre due ordinanze di custodia non eseguite per ovvi motivi “geografici”, emerge tutt’altro.

Emerge la figura di una donna assolutamente partecipe accanto al suo uomo per raggiungere un obiettivo: quello di fuggire in Siria per combattere in nome di Allah, quello di Alice Brignoli, 39 anni, nata in Francia da mamma francese e papà italiano ma cresciuta a Inverigo, convertita all’Islam dopo il matrimonio con Mohamed Koraichi, 31 anni, cresciuto a Valmadrera. I due hanno raggiunto i territori occupati da Bulciago con i tre figli piccolissimi che - stando agli atti della magistratura - starebbero “indottrinando” come piccoli combattenti.

Ottenere la “tazkia”, la “raccomandazione” necessaria per aggregarsi all’esercito del Califfato sarebbe invece stato l’obiettivo di Salma Bencharki, 26 anni, marocchina cresciuta in Valsassina e in procinto di ottenere la cittadinanza italiana, moglie del pugile Moutaharrik con cui viveva in un appartamento a Rancio di Lecco.

Eppoi le sorelle di Koraichi, Wafa e Meryem: la prima, in carcere a San Vittore, si sarebbe spesa per mettere “in contatto” Abderrahim Moutaharrik e l’altro arrestato Abderrahmane Khachia con il fratello proprio allo scopo di far ottenere loro “l’accreditamento”. Per la seconda, che vive a Perledo, invece non è stata richiesta l’applicazione di misura dai pubblici ministeri ma risulterebbe comunque indagata.

In una intercettazione si sente Wafa spiegare a Salma: «Quello è il paese della Sharia e delle cose giuste (...) vengono giustiziate anche le persone che fumano. Da altre telefonate emerge che Wafa ha distrutto «su indicazione del padre» telefoni e schede telefoniche «in uso al nucleo familiare».

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