Giovedì 15 Agosto 2013

Caccia ai killer di Saronno e Gorla

I video ci sono, ma non bastano

Saronno: l'identikit dell'assassino

Il giallo sulla fine di Maria Angela Granomelli, ripresa dalle telecamere del suo negozio di corso Italia mentre soccombeva sotto i calci e i pugni dell’assassino, ha un precedente in un altro delitto, parimenti avvenuto sotto lo sguardo dell’occhio elettronico e rimasto ancora senza un colpevole.

Lunedì 22 febbraio 2010, le 7 del mattino a Gorla Minore: il corpo senza vita di Angelo Canavesi, 68 anni, giace a terra nel gabbiotto del distributore Shell di via Diaz. Freddato con due colpi di pistola calibro 7,65. Dalla cassa sono spariti 700 euro.

L’omicida viene visto da un testimone che descrive un uomo alto almeno un metro e ottanta, di carnagione chiara, robusto di corporatura. Ci sono pure le videocamere, alla pompa e all’incrocio vicino, che registrano la sua fuga alla guida della Ford Fiesta rossa appartenuta al benzinaio.

La macchina viene ritrovata poco lontano, in via Restelli ad Olgiate Olona. Abbandonata con la portiera del conducente spalancata. L’assassino dunque era scappato senza nemmeno un tentativo di far sparire le tracce dietro di sé, lasciando una messe impressionante di dati a favore degli inquirenti da far ben sperare in una rapida soluzione del caso.

Ma i sospetti, che subito si concentrarono su una persona della zona, si dissolsero proprio quando la cattura del presunto responsabile sembrava ormai certa e vicina.

Sono passati tre anni e mezzo e nessuna novità è mai più emersa sul fronte delle indagini. Una fine che rischia di fare anche la vicenda di Maria Angela Granomelli? Comune a entrambi le rapine, oltre al magro bottino, si è rivelata almeno finora l’inutilità delle telecamere al fine di individuare il killer.

Eppure le nostre città pullulano di sistemi di videocontrollo, installati negli ultimi anni sotto la pressione di chi in questi anni ha invocato più sicurezza. «Ma se nemmeno le telecamere servono, allora il problema esiste davvero, ed è inutile minimizzarlo, come fa l’amministrazione comunale» sostiene Alessandro Fagioli, segretario cittadino della Lega Nord. «Davvero i commercianti hanno paura, qualche uomo in più in divisa per la città non sarebbe male. E se magari tutti avessimo le impronte digitali sulla carta d’identità, casi così si risolverebbero più celermente».

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