’Ndrangheta, i dettagli del blitz
Hanno tentato un’estorsione
a un avvocato comasco
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Quaranta arresti tra Comasco, la provincia di Lecco e Monza. Documentati anche riti di affiliazione

Da stamane ben prima dell’alba i carabinieri stanno eseguendo 40 ordinanze di custodia cautelare chieste e ottenute dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Ancora una volta, come già accaduto un mese fa, al centro del blitz c’è il Comasco, territorio che si conferma sempre più nella morsa dei clan di ’ndrangheta.

L’inchiesta della Dda avrebbe permesso ancora una volta di scoprire il fortissimo legame degli esponenti locali dei clan con i paesi d’origine. Per la prima volta in un’indagine nei confronti della ’ndrangheta, inoltre, i carabinieri sarebbero riusciti a documentare addirittura un rito di affiliazione nei clan calabresi.

Tra i fatti contestati agli indagati, e in particolare a Michelangelo Chindamo, ritenuto il capo del “locale” di Fino Mornasco, c’è un tentativo di estorsione da 270 mila euro ai danni di un avvocato comasco e di un commercialista svizzero

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Questo il comunicato stampa diffuso dai carabinieri:

Questa mattina i Carabinieri hanno eseguito, nelle province di Milano, Como, Lecco, Monza-Brianza, Verona, Bergamo e Caltanissetta, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano dott. Simone Luerti su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 38 indagati (35 in carcere e 3 ai domiciliari) per associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi.

Gli arresti scaturiscono da un’indagine diretta dalla dott.ssa Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto della Repubblica coordinatore della D.D.A. di Milano, e dai Sostituti Procuratori dott. Paolo Storari e dott.ssa Francesca Celle.

L’indagine “Insubria”, avviata negli ultimi mesi del 2012 e condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (R.O.S.), ha riguardato tre “Locali” di ‘ndrangheta radicate nelle province di Como (“Locali” di Cermenate e Fino Mornasco) e Lecco (“Locale” di Calolziocorte).

Fra i reati contestati alle persone arrestate questa mattina figurano l’associazione di tipo mafioso ed altri gravi delitti – tutti aggravati dalla finalità di agevolare un’associazione mafiosa (art. 7 della Legge 203 del 1991) – quali detenzione, porto abusivo e vendita di armi clandestine, nonchè estorsione e tentata estorsione, anche con l’aggravante della transnazionalità (art. 4 della Legge 16 marzo 2006 n. 146), per essere stata compiuta in più di uno Stato (nel caso di specie, in Italia e Svizzera).

http://www.laprovinciadicomo.it/videos/video/1008463/

L’attività investigativa, iniziata – come detto – negli ultimi mesi del 2012 e protrattasi fino all’estate del 2014, è stata avviata a seguito di una serie di atti intimidatori ed attentati incendiari in danno di imprenditori, verificatisi nel biennio precedente nell’area territoriale comasco-canturina.

L’indubbia tempestività dell’odierno intervento repressivo costituisce il frutto di una precisa strategia della DDA di Milano, tesa ad abbattere, nell’ambito delle indagini antimafia, i tempi di durata delle varie fasi processuali dall’acquisizione del dato investigativo alla sentenza di condanna.

Le tre articolazioni mafiose colpite dall’operazione odierna sono:

•il “Locale” di ‘ndrangheta di Calolziocorte (LC), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere MERCURI Antonino detto “Pizzicaferro” e MANDAGLIO Antonio detto “Occhiazzi”, rispettivamente “capo locale” e “capo società”;

•il “Locale” di ‘ndrangheta di Cermenate (CO), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere PUGLISI Giuseppe detto “Melangiana” e BRUZZESE Raffaele detto “Gazzosa”, rispettivamente “capo locale” e “capo società”;

•il “Locale” di ‘ndrangheta di Fino Mornasco (CO), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere CHINDAMO Michelangelo, in qualità di “capo locale”.

http://www.laprovinciadicomo.it/videos/video/1008462/

L’attività investigativa condotta dai Carabinieri del R.O.S., con il supporto dei Comandi Provinciali di Como e Lecco, si è basata su servizi di intercettazione ambientale e telefonica, osservazioni video, servizi di pedinamento e riscontri documentali.

L’indagine “Insubria” ha fornito conferma della perdurante attualità, anche in territorio lombardo, dell’arcaica consuetudine degli appartenenti alla ‘ndrangheta di porre in essere riunioni di carattere operativo ed organizzativo, nel corso di eventi conviviali denominati “mangiate”. A tal proposito, il dato di assoluta valenza storica, sul piano conoscitivo, investigativo e processuale, è rappresentato dalle eccezionali ed inedite intercettazioni ambientali ed osservazioni video, ottenute in occasione di due incontri conviviali avvenuti presso un casolare rurale in Castello di Brianza (LC), nei giorni 12 aprile e 31 maggio 2014, cui hanno partecipato molti degli affiliati alle tre Locali lombarde oggetto della presente indagine. In tali occasioni, infatti, oltre alla registrazione in diretta di importanti conversazioni di carattere operativo e strategico, si è riusciti – risultato assolutamente inedito nella storia delle indagini antimafia in Italia – a documentare integralmente (peraltro con registrazioni di particolare qualità e chiarezza fonica) l’intero svolgersi di alcuni tipici rituali di ‘ndrangheta: dalla formazione della società, al battesimo del locale, alla fedelizzazione, fino alle complete formule, interamente pronunciate dagli indagati, per la concessione, ad alcuni affiliati, tutti identificati, delle doti della “Santa” e del “Vangelo”.

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