Domenica 27 Aprile 2008

Civenna, sacrestani da generazioni
I due secoli dei Gilardoni

Hanno da due secoli le chiavi della chiesa: senza un Gilardoni a Civenna non si celebra nessuna funzione religiosa. Se i parroci cambiano, i papi passano, i Gilardoni restano.
Il primo della famiglia a occuparsi, da sacrestano, della chiesa di Civenna fu nel 1818 Giovanni Bolgè; allora Papa era Pio VII e veniva varata a Napoli la prima nave a vapore italiana. Sono passati quindici pontefici, e i Gilardoni – Bolgè sono ancora al loro posto, ad aprire e chiudere la porta della parrocchiale, a preparare i libricini con le preghiere da recitare, a supportare il parroco.
«Mio padre Angelo per approntare la chiesa s’inerpicava quasi sulla volta, a sei sette metri da terra senza protezioni – spiega Beniamino Gilardoni, l’attuale sacrestano -. Per il Natale o la Pasqua si lavorava un giorno intero; ora l’impegno è molto più limitato».
Dopo Giovanni Bolgè della chiesa del paese si sono occupati Pietro, Giovanni, Giacomo, Francesco, Emilio e Ambrogio, sempre Bolgè; poi il testimone è passato ai Gilardoni, per matrimonio con una Bolgè. Il sacrestano per antonomasia resta comunque Angelo Gilardoni: la sua figura resta indelebile nella memoria del paese. Il suo bastone appoggiato davanti alla parrocchiale negli ultimi anni di vita era divenuto un simbolo.
«Mio padre ha iniziato a occuparsi da solo della chiesa nel 1940, a diciotto anni. Durante la seconda guerra mondiale svolgeva attivamente il ruolo di partigiano e, contrariamente ai suoi compagni, non viveva nei boschi o nelle cascine, ma per rimanere fedele al suo impegno si accampava in sacrestia. Quando sentiva o vedeva dei movimenti sospetti correva sul campanile dove restava fino a quando si calmavano le acque».

u.montin

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