«Così ci tolgono il “cantun di ball”»
Alcuni dei migranti che hanno scelto piazza Garibaldi come punto di ritrovo (Foto by Foto Menegazzo)

«Così ci tolgono
il “cantun di ball”»

Lecco Le panchine di piazza Garibaldi sono ormai perennemente occupate dai giovani profughi. Gli anziani protestano con il Comune. L’assessore Valsecchi: «Chi arriva prima si siede. Ne metteremo altre»

Pronti a puntare la sveglia all’alba per arrivare presto in piazza Garibaldi e accaparrarsi un posto al sole, sulle panchine all’angolo tra la stessa piazza Garibaldi e via Roma.

Quelle panchine che negli ultimi tempi sono al centro di un infuocato dibattito. Da un lato un gruppo di pensionati della città, che ogni mattina fa il suo giro tra le vie del centro. E lo fa da anni e anni, fermandosi a fare due chiacchiere al “Cantun di ball”, sotto i portichetti tra via Roma e via Cavour. Poi fatti quattro passi per sgranchire le gambe i pensionati si siedono sulle ormai storiche panche all’angolo con via Roma.

O meglio si sedevano perché da qualche mese le panche non sono più libere. Sono diventate il quartier generale di un gruppo di profughi, ospiti del Ferrhotel, che arrivano qui attorno alle 9.30 e restano fino a mezzogiorno. Si siedono, telefonano, navigano in internet grazie anche alla Wifi del Comune, che proprio in questa zona sembra avere la migliore ricezione della città.

In poco tempo hanno “sfrattato” i pensionati, che però non sono disponibili a perdere il loro posto al sole, ed hanno avviato un tamtam di protesta.

«Vogliamo solo sederci»

Altro che Facebook e social, i nonni hanno scelto di protestare raccontando direttamente al cronista il loro disagio. «Non è corretto che questi ragazzi occupino tutti i giorni le panchine, e che chi c’era prima di loro debba stare in piedi o andare altrove in un posto meno centrale, magari in fondo alla piazza dove non passa nessuno – fanno notare gli arzilli nonnetti – abbiamo segnalato la storia in Comune ma non ci ascoltano. Non vogliamo fare i razzisti, a noi non interessano le questioni politiche. Vogliamo poterci sedere sulle panchine come abbiamo sempre fatto».

E ci sarebbe anche la possibilità di fare un tacito accordo: di mattina dalle 9.30 alle 11.30 le panchine potrebbero essere utilizzate dai pensionati. Nel pomeriggio dagli altri. «Le panchine sono di tutti: chi prima arriva prima le occupa. Se arrivano prima i pensionati le occupano loro, se arrivano prima turisti, profughi o chiunque altro hanno diritto ad occuparle loro – dice l’assessore ai lavori pubblici Corrado Valsecchi -. In città ci sono 500 panchine, in futuro ne posizioneremo altre, considerato che abbiamo dei progetti di riqualificazione per trasformare le piazze in giardini».

Fatti più in là

Dunque chi prima arriva meglio alloggia e occupa le tanto ambite panchine che in questa stagione sono baciate da quei raggi di sole che riscaldano le ossa, e d’estate grazie all’ombra delle piante sono fresche.

Ma soprattutto queste panchine sono talmente centrali che permettono di vedere il passaggio di chi va e viene. E sono talmente ambite che i pensionati potrebbero decidere di occuparle in segno di protesta alzandosi all’alba, perché una cosa è certa a loro il tempo non manca.

Eppure basterebbe dire ai ragazzi del Ferrhotel di spostarsi poco più in giù, scivolando di un paio di panche, per riportare la quiete e sedare gli animi.

Ai nonni interessa poter sedersi sulle panchine più centrali per vedere il movimento, e ai ragazzi interessa la buona ricezione internet.


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