Droga nelle scuole superiori  I presidi chiedono controlli
1 Controlli delle forze dell’ordine all’ingresso di una scuola2 Enrico Tedoldi, preside della Magistri3 Nicola D’Antonio, preside del Volta e del Ciceri4 Silvana Campisano, preside del Caio Plinio5 Roberto Peverelli, preside del Setificio

Droga nelle scuole superiori

I presidi chiedono controlli

La dirigente della Ripamonti alla Finanza: «Utile un blitz come è stato fatto al Setificio». Tedoldi (Magistri) ai colleghi: «Denunciate»

Droga a scuola, i controlli non devono finire. Alla fine di novembre al Setificio la Guardia di finanza aveva promosso un blitz e l’operazione si era conclusa con tredici studenti segnalati.

Tanti istituti chiedono ancora l’intervento delle Fiamme gialle.

«Anche io ho chiesto un controllo a tappeto da parte delle forze dell’ordine – racconta Gaetana Filosa, dirigente scolastico della DaVinci-Ripamonti –. Di recente ho anche inviato un sollecito. Sono le stesse scuole a chiedere alla finanza un aiuto nella prevenzione. È bene che i ragazzi si rendano conto di ciò che fanno».

Nel febbraio del 2014 con i cani antidroga gli agenti proprio alla DaVinci-Ripamonti avevano “pizzicato” quattordici studenti, oltre alla cannabis avevano trovato anche un piccolo quantitativo di cocaina.

«Non dobbiamo farci scrupoli come scuola a denunciare gli studenti che spacciano – commenta Enrico Tedoldi, dirigente alla Magistri Cumacini – Il messaggio “tanto non succede niente” non deve passare. Se il possesso è ridotto, se il quantitativo è limitato, allora scattano le sanzioni disciplinari scolastiche. Ma se il fatto è grave io denuncio la persona. Anche perché come docenti possiamo controllare, ma l’autorità pubblica in materia non siamo noi, è la guardia di finanza».

Venire preso da un agente è ben diverso che essere colto in fallo da un professore della scuola.

In passato qualche studente comasco è finito anche in carcere. «A me pare che dopo il blitz la situazione sia migliorata – ragiona Roberto Peverelli, dirigente al “Paolo Carcano” – L’impressione è che almeno gli studenti coinvolti abbiamo maturato una più profonda consapevolezza. Stiamo comunque parlando di una piccola minoranza di studenti, abbiamo chiesto aiuto alle forze dell’ordine per restringere il campo di un gruppo ridotto e troppo attivo».

«Credo - aggiunge Roberto Peverelli - che questo strumento non basti da solo, nel lungo periodo bisogna lavorare sul lato educativo, l’atteggiamento della popolazione studentesca cambia lentamente, ragionando».

Al Setificio i docenti stanno facendo formazione sui temi delle dipendenze, del disagio, per capire cosa fare, come muoversi per affrontare il problema.

«Io non so se i controlli a tappeto a scuola siano un deterrente – dice Nicola D’Antonio, dirigente al liceo classico Volta e al liceo Teresa Ciceri – e penso che le forze dell’ordine si muovano soltanto per segnalazioni di una certa consistenza».

«Secondo me occorre agire in altri luoghi, non solo dentro la scuola. Anche perché come docenti noi colpiamo i ragazzi con testimonianze e lezioni, spiegare come le droghe minano il loro futuro ha un forte impatto».

Venire sorpresi con sostanze illecite in tasca porta quasi sempre ad una sospensione, ad una macchia sul proprio curriculum, in casi estremi simili condotte portano alla bocciatura.

«Chiamare la Guardia di finanza è troppo facile, il nostro compito è più grande – spiega Silvana Campisano, dirigente all’istituto tecnico Caio Plinio – Non possiamo limitarci alla repressione, all’infuori di casi eclatanti noi dobbiamo educare».

«I dati oggettivi ci dicono che il problema della droga è diffuso, non si riduce dentro ai muri della scuola, ma coinvolge tutta la società. Dobbiamo convincere i giovani dei loro errori, formarli affinché non sbaglino più».


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