Gerarchie rigide e pittoresche  «La ’ndrangheta comandava»

Gerarchie rigide e pittoresche

«La ’ndrangheta comandava»

Nell’ordinanza che ha portato all’arresto dei vertici comaschi e lecchesi esplorate le “doti”, ovvero i gradi che regolavano i rapporti

Una ragnatela di gradi, di gerarchie scandite in ogni dettaglio. Una conferma di quanto fosse radicata la ’ndrangheta dalle nostre parti.

La trattazione delle cosiddette “doti” è uno degli aspetti inquietanti dell’immensa ordinanza che, all’alba dello scorso martedì, ha portato all’arresto dei presunti vertici dei “locali” comaschi e lecchesi di Cermenate, Calolziocorte e Fino Mornasco. Questo perché, laddove ancora ve ne fosse bisogno, forniscono la misura della radicalizzazione del fenomeno in Brianza. Si cita un passaggio della sentenza del processo Infinito del 6 dicembre 2012.

È la citazione di una intercettazione telefonica : «Questi, per una dote, si vendono la mamma». Spuntano così le doti appunto, suddivise tra quelle della società cosiddetta “minore” - che sono soltanto tre - e quelle della società “maggiore”, cioè sottufficiali e ufficiali. Si esordisce da picciotti, poi si diventa camorra, quindi sgarro. Il grande salto si compie diventando santa, quindi, a salire: vangelo, trequartino, quartino, padrino, crociata, stella, bartolo e mamma santissima. Più sopra si può ancora diventare infinito e conte agadino.

Intanto la linea difensiva, per ora, appare comune. Avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia.

Un paio di arrestati nell’ambito dell’operazione Insubria, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, hanno rilasciato davanti al giudice delle indagini preliminari Simone Luerti una dichiarazione: quella di essere estranei ai fatti contestati.

Sono 37 persone le persone colpite dall’ordinanza di custodia cautelare (più un ragazzo di 17 anni, della cui posizione si stanno occupando i giudici del Tribunale dei minori di Milano) e tre agli arresti domiciliari: per altri quattro indagati, il gip ha rigettato la richiesta di applicazione della misura restrittiva della libertà personale.

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