«Il clima è cambiato
E in alta quota scende solo pioggia»

Il glaciologo Scotti si dice preoccupato. «Sulle nostre Alpi le temperature sono aumentate del doppio rispetto alla media del pianeta».

Cambiamenti climatici, quel che resta di questo secolo per vedere scomparire i grandi ghiacciai delle Alpi. Si riducono a vista d’occhio i ghiacciai delle nostre montagne, lo certifica Riccardo Scotti, geologo morbegnese, ricercatore al dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Bologna e responsabile scientifico del Servizio glaciologico lombardo.

La responsabilità è del clima, delle temperature più alte, marcatamente più alte, proprio sulle Alpi, lo dice mentre a Morbegno, è il 27 gennaio, a metà giornata ci sono 6 gradi e pioviggina. «Viviamo un nuovo inverno che, per ora, ci sta presentando condizioni climatiche e meteo particolari – esordisce – anche in alto, fino a venerdì non c’era quasi più neve. Ora nel fine settimana – prosegue –, sapevamo che qualcosa fosse destinato a cambiare, si intravede una prima seppur non marcata inversione di tendenza. Sono attese lievi precipitazioni. E da venerdì prossimo dovrebbe essere in arrivo un fronte perturbato più consistente, una perturbazione grossa, vera. Nel frattempo il gran secco fino ad ora l’ha fatta da padrone».

In Valtellina è più secco che altrove. «Vero – prosegue Scotti – sulle Alpi, quest’anno ci sono state nevicate eccezionali in Austria, ha nevicato in Dolomiti. Qualcosa si è visto in Piemonte, ma anche loro sono messi abbastanza male, mentre noi – sottolinea – in quanto a neve siamo tra quelli finora messi peggio in assoluto. Speriamo la situazione si inverta, le aspettative sono chiaramente rivolte anche alla industria dello sci, del turismo». La situazione sui nostri ghiacciai.

«Fino ad ora – afferma il glaciologo – la stagione di accumulo è stata estremamente scarsa, sappiamo – aggiunge – che per vedere neve, e tanta, c’è ancora tempo, in alta quota può nevicare tranquillamente fino a maggio. Di margini per ripristinare gli attesi apporti idrici ce n’è, ma certo, l’inversione di tendenza sul meteo deve essere marcata».

Parla del clima particolare di questo inverno. «Abbiamo – spiega – correnti persistenti da Nord, e fa effetto phon, l’aria è secca e molto più pulita ma non è normale. Avere una situazione di cieli limpidi e aria un po’ secca asciutta in questo periodo, capita, ma come episodio, avere queste condizioni per settimane è una anomalia».

I ghiacciai si ritirano e si torna a parlare di clima e surriscaldamento globale, «Da ricercatore – afferma Scotti – non posso che essere molto allertato e credere assolutamente alla influenza dei cambiamenti climatici. Precisiamo – aggiunge –: correlare i cambiamenti meteo ai cambiamenti climatici è altra cosa, la meteorologia propone episodi singoli, le evoluzioni sono un po’ diverse. Sicuramente le nuove condizioni di clima ci stanno portando ad avere temperature mediamente più alte sia in estate, sia inverno e questo, al netto dei singoli episodi, genera mutamenti profondi. Oggi – aggiunge – abbiamo precipitazioni più sotto forma di pioggia che di neve. Un tempo quando arrivava il temporale, in alto nevicava, oggi sui ghiacciai, piove. Succede anche in inverno di avere abbondanti precipitazioni piovose anche sui ghiacciai e questo è coerente con il cambiamento climatico. I ghiacciai arretrano, forniscono una percentuale minore di apporto idrico diretto, ai torrenti. Il surriscaldamento è una realtà e nelle Alpi le temperature sono aumentate del doppio rispetto alla media del pianeta. Continuamente, nei nostri rilevamenti – spiega anche – andiamo a misurare aumenti termici record, sia di temperatura, sia di fusione dei ghiacci. E le perdite sono ormai percepibili ad occhio, la velocità nel ritirarsi dei ghiacciai nel corso degli ultimi 30 anni è stata fino a sei volte più veloce rispetto ai ritmi del passato. Perdiamo metri di ghiaccio ogni anno. Le previsioni dicono che, nelle Alpi, entro fine secolo si perderà il 90 per cento dei ghiacciai, si tratta di uno scenario catastrofico, e che è distante da noi, solo poche decine di anni».

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