Il contagio rallenta in tutta la Regione  Ma nel Comasco altri undici morti
Candele alle finestre per commemorare le vittime de coronavirus (Foto by Andrea Butti)

Il contagio rallenta in tutta la Regione

Ma nel Comasco altri undici morti

Diminuisce il numero dei tamponi positivi a livello regionale. L’assessore: «Si intravede la luce»

Como

C’è del cauto ottimismo a Milano, anche se il numero dei morti, da queste parti, non smette di crescere: 11 quelli registrati nelle ultime 48 ore nel Comasco, in un contesto in cui diventa sempre più difficile mantenere le statistiche aggiornate rielaborando i dati delle Ats e quelli degli ospedali, come La Provincia ha tentato di fare dall’inizio dell’emergenza. Cinque di questi ultimi lutti hanno colpito rispettivamente le comunità di Albavilla, San Siro, Gravedona, San Fermo e Villa Guardia: si trattava di pazienti in là con gli anni o affetti da patologie pregresse, detto solo per dovere di cronaca, nella consapevolezza che vecchiaia e malattie non rendono diverso o più sopportabile il dolore di figli, amici.

In tutto, in provincia, si contano 581 tamponi positivi, 69 in più del giorno precedente, che a sua volta ne aveva fatti segnare 60 in più su quello ancora prima.

In Lombardia, intanto - per dirla con l’assessore al Welfare Giulio Gallera - si vede la «luce in fondo al tunnel», al termine della «prima giornata positiva di questo mese duro» (quella di ieri) con i nuovi contagi più che dimezzati rispetto a due giorni fa e il numero di ricoverati, «il dato più bello», che finalmente è diminuito, 173 pazienti in meno. Non è il momento «di cantar vittoria» ha aggiunto l’assessore, anche se si vede qualche segnale positivo grazie alle misure rigide scattate dopo il fine settimana dell’8 e 9 marzo.

Sempre ieri il governatore Attilio Fontana ha chiesto al Viminale «il suo parere se si debba applicare l’ordinanza della Regione», che prevede paletti più rigidi, o l’ultimo decreto del Governo, mentre l’esecutivo stesso valuta di inasprire le sanzioni con ammende, amministrative e non penali, fino a 2mila euro. Ciò che conta, però, adesso è quel «trend in calo» e la notizia, non solo simbolica, che Mattia, il paziente 1 di Codogno, è stato dimesso «e ha detto a tutti - ha ricordato Fontana, ringraziandolo - che dobbiamo stare a casa per evitare che non ci siano più letti in terapia intensiva».

Il numero dei posti occupati da pazienti gravi, infatti, ha spiegato Gallera, resta «enorme», 1350, e anche i morti sono tanti, 320 in un giorno e 3.766 in totale, ma con una netta riduzione rispetto ai 546 di due giorni fa. E pure tutti gli altri numeri si abbassano: i nuovi contagi scendono a 1.555 e anche a Bergamo, la città e la provincia più martoriate dall’emergenza, diminuiscono rispetto a ieri (+255), così come nelle altre province, compresa la città di Milano (+137, quasi dimezzati in due giorni). Soltanto a Brescia, che resta trincea difficile, i nuovi casi non scendono e, anzi, riprendono a salire (+588).

Sempre Gallera ha poi spiegato che, già dopo il 20 febbraio ci fu una settimana «rigida» nelle misure e le cifre scesero e poi un allentamento», con bar e locali aperti, dopo una «forte pressione del Governo e delle associazioni imprenditoriali» e arrivò una «nuova ondata di contagi».

In ogni caso il Pirellone sembra bene intenzionate a rafforzare la stretta, rendendola più dura rispetto a quella di Palazzo Chigi, e che comprende lo stop agli studi professionali, agli alberghi, ai cantieri e un’ammenda da 5mila euro per gli «assembramenti», sono arrivati i pareri di “giuristi che abbiamo consultato».

La battaglia è ancora all’inizio, ma forse s’è trovata l’arma per combatterla.


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