Insulti e botte al padre novantenne
Condannata la figlia: 3 anni di carcere

Brutta storia di violenza dal tribunale, che ieri mattina ha condannato a tre anni di carcere una

signora di 61 anni residente in città, accusata di avere ripetutamente

maltrattato e - in un’occasione almeno - malmenato l’anziano padre di 90 anni.

Il giudice Carlo Cecchetti, accogliendo le richieste del pubblico ministero Vanessa Ragazzi, l’ha riconosciuta colpevole di una serie di nefandezze riassunte in un capo di imputazione che comprende due reati: quello di maltrattamenti in famiglia e quello di lesioni personali.

Le lesioni sono riferite a un episodio risalente al 20 settembre di due anni fa, quando l’imputata, brandendo una stampella, colpì l’anziano provocandogli una lesione a un fianco per la quale l’uomo finì anche al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna. L’aggravante, in questo caso, è quella di avere utilizzato quello che la legge definisce uno «strumento atto ad offendere», la stampella appunto.

Il problema è che la “stampellata” - secondo quanto ricostruito dalla Procura e, a questo punto, anche dal giudice - fu l’epilogo di altre nefandezze. Per un tempo difficile da quantificare, i rapporti tra padre e figlia si consumarono all’insegna di insulti e maltrattamenti psicologici, reiterati con una certa costanza, «quotidianamente», per dirla ancora con la pubblica accusa.

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