Mercoledì 17 Luglio 2013

La Casa del Fascio

è già un museo

COMO

Soltanto angoli e linee rette. Le uniche curve sono quelle della cupola del Duomo che si vede da ogni piano e riflessa in ogni vetrata, i profili della collina di Cardina, quelli della Spina Verde e, lassù in alto, e vicinissima, la sagoma delle montagne di Brunate.

Uno dei simboli di Como, la ex Casa del Fascio, è un concentrato di forme perfette (è un prisma, costruito con l’altezza esattamente la metà del lato di base) e vetrate. Ovunque. Vetro trasparente all’esterno e, nella corte interna, vetrocemento. Persinoi parapetti presenti in ciascuna delle balconate affacciate all’interno sono trasparenti. Perché, secondo le indicazioni date da Benito Mussolini in persona, non ci dovevano essere segreti. Tutti i cittadini dovevano poter vedere all’interno della Casa del Fascio.

Ogni mese sono circa 300-350 le persone che chiedono di entrare a Palazzo Terragni. Tutti autorizzati dal Comune, dalla Finanza o per partecipare a conferenze. Il dato del 2012 ha superato i 4mila visitatori. Ci sono gruppi, ma anche turisti singoli, in qualche caso appassionati di architettura o studiosi, in qualche altro semplici curiosi. Arrivano da ogni parte d’Europa, ma anche del mondo. Per ammirare quello che è già un museo di se stesso. Come la Casa Battló di Barcellona, come la casa sulla cascata di Frank Loyd Wright.

Adesso, dopo una custodia da parte della Finanza durata 58 anni, il sindaco Mario Lucini ha inviato una lettera al presidente del consiglio Enrico Letta, ai ministri alla Cultura Massimo Bray e alle Finanze Maurizio Saccomanni per chiedere la disponibilità dello Stato a consentire all’amministrazione comunale l’acquisizione della Casa del Fascio. Solo in caso di risposta affermativa, il Comune avvierà la predisposizione di un progetto.

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