Mercoledì 29 Gennaio 2014

La casa sull’albero a Torno

Condanna confermata a Dell’Utri

La casa sul'albero all'interno del parco Torno la villa di Marcello Dell'Utri, la casa sul'albero all'interno del parco

Sconto di un mese di condanna, da 9 a 8 mesi, per l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, processato in appello per abusivismo per aver costruito una casetta di 3 piani su un albero per dedicarsi al bird-watching nella sua villa a Torno, sul lago di Como, quella che poi raccontò di aver venduto a Silvio Berlusconi. Lo ha deciso la corte di Appello di Milano confermando comunque la sentenza di prima grado del giudice di Como, emessa nel marzo dello scorso anno (9 mesi, pena sospesa, e una multa di 10.500 euro). Dell’Utri era accusato non solo di abusivismo ma anche di deturpazione della bellezza del posto. La Corte ha però dichiarato la prescrizione dei reati contravvenzionali di abusivismo edilizio e alterazione delle bellezze paesaggistiche.

La vicenda ebbe inizio nel 2009, quando a seguito di una segnalazione anonima, il Comune fece dei controlli nella proprietà di Dell’Utri scoprendo la casetta, di circa 70 metri quadrati. Scattò la denuncia e l’ordine di demolizione, quindi il processo nel marzo dello scorso anno, a Como. Ieri davanti alla Quinta Corte d’Appello il sostituto procuratore generale Maria Elena Visconti ha chiesto la conferma del verdetto impugnato, mentre la difesa rappresentata dagli avvocati Pietro Federico e Giuseppe Di Pero, ha invocato l’assoluzione. Dopo la camera di consiglio il collegio giudicante ha fissato la pena detentiva in otto mesi. «Comune e Soprintendenza hanno detto che era tutto a posto Vi rendete conto? Mi condannano solo perché mi chiamo Dell’Utri - si era lamentato l’ex manager di Publitalia un anno fa alcuni giorni dopo la sentenza in un’intervista -. E’ una casa sull’albero, una treehouse, una cosa bellissima, stupenda, tutte le barche si fermavano a vederla, è una moda che dilaga nel mondo. Ci si mette lì per osservare la natura, gli uccelli, leggere libri, conversare e bere un tè, ma non l’ho mai finita perché non me l’hanno fatta finire: qualche comunista del paese ha denunciato e poi é arrivato il giudice, uno che avrà problemi sociali, non vede le cose, una condanna per una cosa che non esiste»

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