Mercoledì 15 Ottobre 2014

La difesa Bossetti gioca la sua carta

«Nulla la relazione dei Ris sul dna»

Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, gli avvocati di Giuseppe Massimo Bossetti

La relazione del Ris che ha portato all’attribuzione del dna di Ignoto 1 a Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere da oltre quattro mesi per l’omicidio di Yara Gambirasio, presenta, per i difensori del muratore, dei vizi procedurali da determinarne la nullità. Ed è una nullità che, a quanto si è saputo, trae origine dalle indagini sul marocchino Mohamed Fikri, inizialmente arrestato, poi risultato estraneo al delitto e uscito di scena dopo oltre due anni, quando la sua posizione è stata archiviata.

Questione di mancati avvisi a garanzia dell’allora indagato Fikri relativi agli accertamenti, che invece per la difesa si dovevano svolgere in contraddittorio, svolti dai Ris sui reperti trovati sul corpo di Yara quando fu trovato, tre mesi dopo la scomparsa, e che avrebbero poi portato all’individuazione di Ignoto1. I mancati avvisi, per la difesa, sono affetti da vizi insanabili riguardo anche e soprattutto alla posizione di Bossetti.

Con questa mossa gli avvocati del muratore ieri hanno esordito davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Brescia che avranno tempo fino al 21 ottobre per decidere se Bossetti debba rimanere in carcere, andare ai domiciliari o invece essere scarcerato. La Procura di Bergamo - rappresentata in aula dal pm Letizia Ruggeri, titolare delle indagini da quel 26 novembre in cui Yara scomparve, e dal procuratore Francesco Dettori - ha ribadito in 45 minuti le proprie convinzioni: l’uomo deve rimanere in carcere perché potrebbe uccidere ancora e gli indizi a suo carico non sono minimamente scalfiti dalle argomentazioni della difesa. Gli avvocati di Bossetti, invece, cercano di smontare il percorso attraverso il quale è stata acquisita la prova regina: quel Dna che le indagini hanno attribuito prima a Ignoto1, figlio dell’autista di autobus Giuseppe Guerinoni, morto nel ’99 e quindi a Bossetti, la cui madre con Guerinoni aveva avuto una relazione, oltre 40 anni fa.

Gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni parlano di “eccezione procedurale” riguardo alla relazione del Ris ma non vogliono scendere nei dettagli di una questione che, se accolta, potrebbe avere delle enormi conseguenze anche sul piano sostanziale. Si è saputo, però, che quei presunti vizi verrebbero da lontano: dal 4 dicembre del 2010 quando l’inchiesta, allora per sequestro di persona e contro ignoti, divenne per omicidio e a carico di Fikri, per quella frase al telefono del marocchino, risultata poi tradotta male: “Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io”. Fu conferito l’incarico ai Ris – sostengono i difensori - senza però avvisare l’indagato Fikri, sul quale, peraltro, gli accertamenti risultarono negativi, contribuendo a scagionarlo dal momenti che il Dna trovato sul corpo non era il suo.

Se la difesa dovesse aver ragione su questa “eccezione procedurale”, cadrebbe nel processo quella traccia che il gip, respingendo una prima istanza di scarcerazione definisce “ottima”, perché “conservata su indumenti più interni, meno esposti e quindi più protetti dagli agenti esterni”, mentre non si possono mettere in discussione gli esiti degli esami “in assenza di specifiche argomentazioni scientifiche contrarie”.

Bossetti ieri ha voluto essere in aula ed è giunto dal carcere di Bergamo a bordo di un furgone della Polizia penitenziaria. E’ stato portato direttamente in aula per evitare che fosse visto da cronisti e cameramen. “Sembrava volesse fare delle dichiarazioni – hanno spiegato gli avvocati -, ma poi è stato sopraffatto dall’emozione”. Ha preferito quindi rimanere in silenzio ma “già con la sua presenza ha voluto dimostrare la sua estraneità”.

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