Giovedì 21 Novembre 2013

«La nostra casa devastata»

Un gallaratese in Sardegna

Ecco come appare, dopo l’alluvione, la casa della famiglia gallaratese Pidone a Olbia: gravi i danni subìti

«Non riconosci più le strade della tua città».

Non quelle di Gallarate, dove è cresciuto e vive tuttora.

Ma quelle di Olbia, la città della madre, dove Luca Pidone è tornato ieri mattina per constatare i danni provocati dall’alluvione.

«Qui c’è veramente disperazione - racconta al telefono -non voglio fare del qualunquismo, ma qui davvero la gente non sa come reagire».

In Sardegna, la famiglia Pidone - conosciuta a Gallarate sia per la militanza politica prima nel Psi poi nel Pdl e in Scelta Civica e perché il padre Martino è una delle colonne portanti della Pro loco - possiede un bilocale, «acquistato con i risparmi di una vita quando i miei sono andati in pensione».

E arredato anche «con i ricordi dei miei nonni. Quando sono mancati, mia madre e le sue otto sorelle si sono divise le cose. E adesso ho un quadro e un mobile completamente distrutti dall’acqua».

In gioco non c’è solo l’aspetto economico, «è un valore affettivo che si è perso».

Certo, per lui si tratta di un’abitazione dove trascorrere le vacanze. «Però qui c’è gente che ha perso la prima casa e che ora dorme in albergo. Qui vicino viveva una delle bambine che sono morte a causa dell’acqua». Che all’interno di casa Pidone ha raggiunto il metro e 70.

«Qua di fuori c’è di tutto: un lavandino, dei pupazzi, vestiti. Un asse da stiro. Quando sono arrivato ho trovato la vetrata all’ingresso divelta dall’acqua. In sala non ho più nulla, sto buttando via tutto quanto - racconta - prima ho aperto il forno, era pieno di fango».

È difficile descrivere quello che hanno visto gli occhi di Pidone: «Basta immaginare a tutti gli oggetti che si hanno in casa. E pensare di vederli tutti per la strada».

La disperazione per il disastro causato dall’alluvione non è però l’unico sentimento ad agitare il giovane gallaratese.

«Stamattina - ieri, ndr - ho sentito delle urla, sono corso fuori e ho visto gente che correva verso una casa perché c’erano due zingari che erano entrati a rubare».

La meschinità, però, non fa distinzioni di pelle.

«Sono andato a cercare un’azienda per spurgare l’acqua e il fango e mi hanno chiesto 250 euro l’ora. Altrimenti, giustamente, bisogna mettersi in fila e attendere la Prociv. Però c’è gente che lucra». A riportare un po’ di sereno «c’è anche tanta solidarietà», dice mentre il pianto gli rompe la voce.

Arrivato ad Olbia nella mattinata di ieri, «ho trovato i parenti e gli amici che mi stanno aiutando a togliere l’acqua e a tirare fuori le cose. E poi ci sono le forze dell’ordine».

Tutti impegnati in uno sforzo collettivo per ripartire dopo l’alluvione. E ripartire, nonostante l’amarezza: «Ora la casa è vuota, come il giorno in cui l’ho acquistata».

Ricominciare ad arredarla è un modo per farla ricominciare a vivere dopo il disastro.

Riccardo Saporiti

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