Lara Comi agli arresti domiciliari
Una foto d’archivio di Lara Comi a Como: qui, al centro nella foto, nel 2014 era a Villa Gallia per presentare il Club Forza Silvio di Como

Lara Comi agli arresti domiciliari

L’ex eurodeputata di Forza Italia coinvolta nell’inchiesta “Mensa dei poveri” coordinata dalla Dda di Milano. Stesso provvedimento per Paolo Orrigoni, ad dei supermercati Tigros

Lara Comi, ex europarlamentare di Forza Italia, è da stamattina agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia denominata “mensa dei poveri”. Con lei ai domiciliari anche l’amministratore delegato dei supermercato Tigros Paolo Orrigoni (già candidato sindaco a Varese per il centrodestra). In carcere il direttore generale di Afol Metropolitana (servizi per la formazione, l’orientamento e il lavoro) Giuseppe Zingale.

Sono tutti accusati, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa. L’operazione è un nuovo filone della maxi indagine che il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo azzurro Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto burattinaio del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz.

Lara Comi risponde di tre vicende. La prima riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure (Savona), da parte di Afol e, in particolare, dal dg Zingale, «dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale», come riportato negli atti depositati nella tranche principale. Circostanza messa a verbale da Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata in un interrogatorio del 14 maggio: «Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (...) mi scriveva “Zingale vorrà un regalo di Natale”». E aggiunse : «Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale».

L’esponente di FI è accusata anche di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee e per una consulenza basata in realtà su una tesi di laurea scaricabile dal web dal titolo «Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè».

Nel terzo episodio (truffa aggravata al Parlamento europeo) è coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con Comi come addetto stampa, con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Interrogato dai pm ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro, con l’obbligo di restituirne duemila a FI per pagare le spese della sede che Comi non pagava.


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