LECCO, L’INCHIESTA VA DIRITTA  «QUEL PILONE CROLLATO PARLA»
A sinistra il procuratore capo, Antonio Chiappani e, a destra, il pm Nicola Preteroti

LECCO, L’INCHIESTA VA DIRITTA

«QUEL PILONE CROLLATO PARLA»

L’indagineIeri il procuratore capo Antonio Chiappani ha fatto il punto

«Dagli accertamenti tecnici capiremo le cause del cedimento del ponte»

«Sarà un’inchiesta molto tecnica, con accertamenti laboriosi: il pilone “parla” e dalle analisi che verranno effettuate dai periti e dai tecnici capiremo il perché ci sia stato il cedimento». Il procuratore capo di Lecco, Antonio Chiappani, ieri mattina ha fatto il punto sull’inchiesta per omicidio e disastro colposi a seguito del crollo del ponte di Annone che ha causato un morto e quattro feriti: indagine condotta in prima persona insieme al sostituto procuratore Nicola Preteroti e che allo stato attuale non prevede ancora l’iscrizione di persone nel registro degli indagati. «Le iscrizioni si avranno solo nel momento in cui dovremo compiere accertamenti unici irripetibili e, quindi, dovremo effettuare atti garantiti. In questo momento le esigenze erano quelle riaprire al traffico la Superstrada 36 nel più breve tempo possibile, mettendo sotto sequestro il materiale utile per le nostre indagini preservandone lo stato: il ponte con le parti che hanno ceduto del pilone, il camion precipitato e le auto coinvolte» I magistrati stanno inoltre acquisendo informazioni da tutti gli “attori” che sono stati coinvolti a vario titolo nella vicenda: gli agenti della Squadra Mobile, della Polizia stradale di Lecco e Seregno hanno sentito in qualità di testi il personale dell’Anas, dell’Amministrazione provinciale di Lecco e il camionista, Vasile Ciorei, 37 anni. Attività che sta proseguendo e che si allargherà anche ai titolari dell’azienda di trasporti per cui lavora il camionista, la Nicoli Trasporti Spedizioni di Albino. Il versante principale dell’inchiesta resta però quello tecnico, per il quale la procura si è affidata a un ingegnere, professore del Politecnico, che ha seguito i lavori di smantellamento del manufatto: reperti che diventeranno fondamentali elementi di prova nel corso dell’inchiesta. Il procuratore ha infatti tenuto a sottolineare che vanno accertate in particolare: «L’usura e le sollecitazioni a cui il cavalcavia è stato sottoposto nel tempo, sia per risalire alle responsabilità in merito all’accaduto sia per un discorso preventivo per situazioni analoghe. Questa tragedia può dare lo spunto affinché venga effettuata un’attività di studio degli altri cavalcavia della Superstrada». Il lavoro dei magistrati è orientato anche ad accertare il reale peso del camion e l’autorizzazione del trasporto che risulta essere stata rilasciata dalla provincia di Bergamo, da dove era partito il Tir della ditta di Albino. Su un punto il procuratore ha fatto chiarezza: «Non mi risulta che sul ponte della provinciale 49 ci fossero cartelli o eventuale segnaletica con limitazioni legate al transito dei mezzi pesanti».
Guglielmo De Vita

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