Mercoledì 05 Giugno 2013

Lettere firmate Brigate Rosse
Dopo Como tocca al Pirellone

Il sindaco di Como Mario Lucini
(Foto by Foto Pozzoni)

COMO - Anche se nessuno lo dice a chiare lettere, in questura sembrano convinti che l’estensore della lettera minatoria arrivata l’altroieri in Comune sia il solito burlone dotato di opinabile senso dell’umorismo. E però, la faccenda delle buste siglate Br già recapitate a Roma e a Milano, prende una piega mica rassicurante. Ieri ne ha ricevuta un’altra anche la segreteria dell’assessore all’Urbanistica della Regione Lombardia, la bresciana Viviana Beccalossi.

Si trattava di un involucro firmato “nuove brigate rosse” e per motivi precauzionali, lungi dall’essere aperta, è stata subito consegnata alla Digos. Come nel caso di Como, sulla busta compariva anche la dicitura “attacco chimico”. Solidarietà alla Beccalossi hanno espresso il presidente della Regione Roberto Maroni e il presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo. «Sono azioni infamanti - ha detto Maroni - di certo non ci intimidiranno nello svolgimento della nostra azione a favore di tutti cittadini lombardi». Così, invece, Cattaneo: «Si tratta di un gesto molto grave, che dice della volontà di alcuni di contribuire a inasprire i toni, arrivando fino alle minacce. Sono episodi che tutti noi dobbiamo condannare in maniera risoluta». Una quinta lettera, dopo quelle al sindaco di Milano Giuliano Pisapia e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti,anche in questo caso in tutto e per tutto identica a quella arrivata a Como, è stata invece fermata la scorsa settimana - ma se ne è avuto notizie soltanto nelle ultime ore - a Peschiera Borromeo. Era indirizzata al sindaco di Sondrio, recava la solita sigla e la solita dicitura; intercettata da un impiegato un po’ più attento, non è mai arrivata a destinazione.

La polizia l’avrebbe confrontata con quella spedita a Lucini, giungendo alla conclusione che la grafia è la stessa, e che l’autore - di conseguenza - è lo stesso. Intanto emergono nuovi dettagli sulla busta comasca, che al di là delle cautele più o meno giustificate, sembra davvero spedita a caso.

Arrivava da Bologna, era indirizzata non già personalmente a Mario Lucini ma, molto più genericamente, al sindaco di Como, presso il Comune, in una inesistente «piazza del municipio». In altre parole, chi l’ha mandata non solo non conosceva il nome del primo cittadino ma neppure sapeva che, da queste parti, non esiste alcuna “piazza del Municipio”. Il contenuto, un composto che richiama molto da vicino lo zucchero di canna, è stato affidato all’Asl, che ha provveduto a inviarlo in un centro specializzato di Foggia, dove si svolgono i controlli su questo tipo di sostanze sospette. Per sapere davvero di cosa si tratta, se sia cioè roba buona per addolcire il caffè o qualche veleno, bisognerà aspettare un paio di settimane.

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