Pietro, che lezione il Ghana  «Ti insegna chi sei davvero»
Tre foto di Pietro Fasola durante l’anno in Ghana con Intercultura. Un’esperienza di vita «in cui ho imparato che non smetterò mai di imparare»

Pietro, che lezione il Ghana

«Ti insegna chi sei davvero»

Pietro Fasola, studente del Melotti di 17 anni, ha vissuto un anno nel Paese africano grazie a Intercultura

«“È un Paese che mi attira, mi affascina”, dicevo. Così era, ma dovevo ancora scoprire tutto, non sapevo minimamente quello che mi aspettava». Inizialmente per pura curiosità, Pietro Fasola, studente comasco del liceo artistico Melotti di Cantù, ha deciso di andare alla scoperta di una società totalmente diversa dalla nostra, il Ghana. Una meta non certo in vetta alla classifica dei luoghi più gettonati per i viaggi formativi, ma scelta come prima destinazione dal giovane, partito con Intercultura il 7 settembre dello scorso anno in direzione di Dansoman ad Accra, la capitale.

«Una palestra di vita»

«Il Ghana è felicità, spensieratezza e gioia di vivere» afferma Pietro. Tutto viene accolto con gioia e stupore poiché, come recita il loro motto, “the life is a game, play and smile every day!” (“la vita è un gioco, gioca e sorridi ogni giorno!”). È un luogo in cui non ci si può sedere aspettando che le cose accadano bensì bisogna farle accadere.

La definisce una «palestra di vita», un Paese in cui ha imparato come vivere in un modo completamente diverso dal modello occidentale: «Il Ghana ti insegna ad apprezzare i piccoli gesti e il valore delle cose; a trovare una soluzione a ogni problema o difficoltà; a fermarti, a riflettere, sulle tue azioni e sugli errori», insomma, si ritrovano tutti quei valori che la nostra civiltà ha dimenticato, dal momento che viviamo con ogni risorsa fondamentale (acqua, cibo, elettricità,…) a portata di mano. Questa esperienza è stata per Pietro un salto nel vuoto, non sapeva cosa aspettarsi, e invece si è affacciato a questo nuovo mondo, ricco di sorprese e novità. All’inizio si chiedeva come avrebbe dovuto comportarsi e solo in un secondo momento ha imparato a reinventarsi, a «ripartire dal fondo, rifarmi una routine e crearmi dei punti di riferimento». Anche perché «in Ghana l’uomo bianco è generalmente visto come un dollaro che cammina, venuto in vacanza o per affari. Una volta abbattuti i pregiudizi, però, tutto diventa più facile e bello».

Imparare: una necessità

«Il Ghana ha capito che se vuole crescere deve investire, e anche tanto, sull’educazione pubblica» afferma Pietro. Là, quindi, ai bambini e ai ragazzi non passa nemmeno per la mente di lamentarsi di quanto sia inutile e noiosa la scuola dato che frequentarla non è certo un privilegio per tutti. La mattina presto i più fortunati devono camminare chilometri per raggiungere la struttura e nel pomeriggio si offrono di aiutare le madri nelle faccende domestiche o di vendere prodotti lungo la strada.

Un ruolo fondamentale, molto più che nella nostra società, viene rivestito dal nucleo famigliare. È considerato un «simbolo di protezione e disciplina» benché possieda un metodo di educazione ben diverso dal nostro: «I figli vengono lasciati liberi di sbagliare e vengono aiutati (non sempre) a capire i loro errori» afferma Pietro. In Ghana i ragazzi si devono arrangiare con le risorse che possiedono. Al contrario, tipico della mentalità occidentale, è aiutare i giovani in qualunque situazione, indirizzarli verso la giusta decisione e talvolta risolvere i problemi al loro posto.

Si è tanto discusso in questo ultimo periodo di “famiglia tradizionale” composta da madre, padre e figli. In Ghana il nucleo famigliare si estende anche a nonni, zii, cugini, parenti lontani e addirittura amici stretti. La tipica famiglia ghanese, inoltre, si crea quando vengono verificate quattro semplici situazioni: condividere un letto, condividere l’acqua, imparare fin da piccoli ad avere un ruolo o un dovere ben precisi e portare rispetto al padre e alle donne.

Una convivenza pacifica

Il Ghana è un Paese cristiano sebbene esista nel nord una consistente comunità islamica. Lo stesso gruppo di cristiani è però diviso in più riti: pentecostali, metodisti, carismatici, protestanti e cattolici che vivono insieme serenamente. In questo senso il Ghana è un esempio di «pacifica e costruttiva convivenza», lontano anni luce dal clima di tensione e polemica che si crea talvolta in Italia ma anche nel resto d’Europa. Ma questo viaggio, per Pietro, non è servito soltanto a conoscere una realtà e un mondo differente dal nostro. Grazie all’anno in Ghana con Intercultura (rientrerà a Como entro fine mese), «ho avuto modo di conoscere me stesso a 7mila chilometri di distanza».

«Ho imparato ad aspettare e a portare pazienza, a non arrabbiarmi per qualunque cosa ma a prendere tutto positivamente e con il sorriso» esattamente come prevede la cultura ghanese. «Ho imparato cosa si prova a non capire niente e a non essere capiti. Ho imparato a non dare giudizi affrettati, a dare la mia fiducia a persone che a un primo impatto non l’avrebbero ottenuta. Ho imparato a conoscere me stesso, le mie qualità, i miei limiti, i miei difetti». Ma, soprattutto, Pietro ha imparato la lezione più importante: «Che non smetterò mai di imparare».n 
Matilde Tarantino


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