Sabato 14 Dicembre 2013

Sette anni fa la strage di Erba

«Basta infangare la mia famiglia»

1 Pietro Castagna, con i figli Beppe e Pietro, nel giorno dei funerali2 Azouz Marzouk3 Raffaella Castagna e il piccolo Youssef

C’è una famiglia in città che da sette anni porta la croce di un dolore immenso, quello per la morte violenta di un bambino, Youssef, della sua mamma, Raffaella Castagna e della sua nonna, Paola Galli.

I responsabili di quella che è nota come la “strage di Erba” (nella quale è stata uccisa anche Valeria Cherubini) sono stati condannati in via definitiva all’ergastolo. Eppure - forse a causa del clamore mediatico che questa brutta storia ha avuto e continua ad avere - la verità accertata al termine di tre gradi di processo viene continuamente rimessa in discussione.

Carlo Castagna è l’uomo che ha perso la moglie, la figlia e il nipote, e che porta dentro di sé quindi tutto il dolore di quella strage. Un uomo forte e di fede: in coerenza con il suo credo cristiano ha perdonato i due carnefici, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Un gesto che, se da un lato gli ha restituito la pace interiore, dall’altro però sembra incredibilmente non bastare per mettere una pietra sopra al passato. Perché a sette anni di distanza Castagna deve sopportare attacchi diretti alla sua famiglia, da parte di chi, forse sfruttando la leva mediatica, vorrebbe riaprire il processo e lancia accuse contro suo figlio Pietro.

Sorprende che a sposare questa linea sia adesso Azouz Marzouk, il padre del piccolo Youssef, il marito di Raffaella. Come è possibile?

«Non lo so e non capisco il perché - dice Castagna - visto che i fatti sono stati provati, e non sono andati come vorrebbe far credere adesso Azouz tutte le volte che compare davanti ad una telecamera. Il problema è che lui e gli avvocati dei due coniugi Romano stanno facendo di tutto per tirarci dentro. Vogliono andare alla Corte europea di Strasburgo, lo facciano, io e la mia famiglia non abbiamo nulla da temere, vedremo come andrà a finire. Non ho elementi per dare alcun giudizio, ma dico solo che si sta gettando fango su mio figlio Pietro e questo mi rattrista. Sarebbe ora di finirla».

Franco Tonghini

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