Spallino, il “sindaco” dei comaschi
1 Una recente immagine dell’avvocato Antonio Spallino: per molti comaschi, anche vent’anni più tardi, resta il sindaco per antonomasia2 In versione schermidore. Fu olimpionico a Melbourne nel 1956 3 L’avvocato nella biblioteca del suo “buen retiro” di Carimate 4 In una foto storica scattata all’inaugurazione della sede provinciale del Pci: di spalle, sulla destra, l’architetto Luigi Zuccoli, storica figura dell’allora Partito comunista comasco

Spallino, il “sindaco” dei comaschi

Compie 90 anni l’avvocato medaglia d’oro alle Olimpiadi che per quindici anni ha guidato il Comune A lui si devono scelte di straordinaria lungimiranza come la città murata senz’auto e la tutela del centro

Negli anni ’70, quando fu istituita la prima zona pedonale nel centro storico, lo scontro tra i commercianti in Comune era duro, altro che quelli più recenti. E la categoria, ricevuta a palazzo Cernezzi dall’allora assessore all’Urbanistica, Antonio Spallino, scelse una donna particolarmente bellicosa («io quello lo ammazzo», minacciava) come portavoce. Al cospetto del nemico, però la signora non proferì praticamente parola.

«Ma come», le chiesero dopo, «dovevi farlo a pezzi e non hai detto quasi niente». «È che l’è così un bel omm...», fu la disarmante risposta.

Il bell uomo, Antonio Spallino taglia oggi il traguardo dei novant’anni. Ed è anche grazie al suo fascino se oggi Como ha un centro storico in cui le mamme possono passeggiare con i bambini in carrozzina e i turisti ammirare tranquilli le tante bellezze che la Città Murata racchiude.

L’addio alla politica

Spallino ha chiuso con la politica nel 1990, venticinque anni fa. Eppure i comaschi che hanno ancora ricordi in bianco nero, quando pronunciano il suo cognome lo precedono quasi sempre con la parola “sindaco”, un tributo che raramente è invece concesso ai suoi tanti successori.

Il novantenne di oggi è diventato primo cittadino quando aveva l’esatta metà degli anni che compie: nel 1970. Ed è rimasto sulla poltrona più importante di palazzo Cernezzi fino al 1985, quando, nonostante fosse stato di gran lunga il candidato più votato alle amministrative (allora il sindaco non si eleggeva direttamente ma era scelto tra i consiglieri comunali), non venne riconfermato per una congiura di palazzo e un giro di accordi che assegnarono al Psi la casella del sindaco di Como.

Del resto al partito di Spallino, la Dc, o meglio a qualche notabile dello scudocrociato comasco la defenestrazione del campione olimpico di fioretto a squadre a Melbourne 1956 (vinse anche il bronzo nel fioretto individuale e l’argento a squadre a Helsinki nel 1952) non dispiacque più di tanto. Per un fatto di correnti della Balena Bianca. Spallino apparteneva (anche se non era del tutto organico alla Dc) a quella di sinistra che era forte in provincia ma debole in città Poi perché l’avvocato Antonio non era uno facile da gestire. Durante i suoi mandati fu spesso costretto fare e disfare le giunte anche e soprattutto per le beghe di via Diaz (storica sede comasca della Dc). A chi gli diceva: «Ma chi te lo fa fare di rimanere sindaco a dispetto dei santi del suo partito», rispondeva: «Rimango perché chi dovesse arrivare dopo di me sarebbe peggiore».

Del resto, lui al partito ha sempre anteposto l’istituzione. In un’epoca segnata dalla partitocrazia più invasiva di sempre, non è stato facile. Figlio di un ministro, Lorenzo, e padre di un altro Lorenzo, assessore all’Urbanistica della Giunta Lucini, Spallino non ha mai voluto tentare il grande salto nella politica romana. Un po’ perché sarebbe dovuto venire a patti con il suo partito, un po’ perché voleva continuare a lavorare per la sua città nella sua città.

L’offerta del Csm

Piero Bassetti, primo presidente della Lombardia dopo l’istituzione delle Regioni nel 1970, se lo sarebbe portato volentieri a Milano poiché era suo amico e lo stimava.

Spallino stava per lasciare Como quando, dopo l’esperienza a Seveso come commissario per la gestione del disastro ambientale provocato dall’Icmesa, gli fu proposta la nomina a membro laico del Csm. L’idea lo allettava in quanto giurista esperto ma declinò, anche per restare con la famiglia (una volta ritardò l’inizio del consiglio comunale finché non ebbe notizia dei figli partiti per la montagna).

Dopo i 15 anni da sindaco e nonostante il modo con cui gli fu negata la riconferma, onorò il mandato di semplice consigliere comunale per rispettare i tanti che lo avevano votato (e che lo avrebbero rivoluto con la fascia tricolore). Svolse il lavoro con impegno, poi non si ricandidò più.

Occhi bassi ma “hombre vertical”

Spallino era il sindaco che i comaschi incontravano per strada mentre camminava con gli occhi bassi. Voleva controllare che non ci fossero problemi sul selciato. Ma nonostante gli occhi bassi è “hombre vertical”.

Se si pensa che rinunciò assieme ai compagni di squadra Carpaneda, di Rosa, Bergamini e Lucarelli a partecipare alle Olimpiadi di casa, Roma 1960, per una questione di principio. Il Coni aveva imposto il presidente della Federazione di scherma e a lui e agli altri (il solo Mangiarotti scese in pedana) e la cosa non andò giù. Erano i campioni olimpici uscente e i grandi favoriti.

Figuriamoci uno così, in mezzo alle melliflue mediazioni con i coltelli sotto il tavolo che erano una delle specialità democristiane, come quelle dichiarazioni un po’ criptiche per poter fare il contrario di quanto in apparenza si affermava.

Spallino invece era uno che, da sindaco, parlava chiaro, anche se parlava bene. In un’epoca di consigli comunali in cui prima di aprire bocca era meglio prepararsi, perché c’erano opposizioni capaci di attaccarsi a una virgola per mettere in difficoltà la maggioranza,lui non hai preso una stecca. Per Spallino ’attività amministrativa era anche cultura. Nei suoi interventi in Consiglio comunale snocciolava una quantità impressionante di citazioni e sfoggiava una cultura giuridica sterminata.

Gli straordinari di papà Lucini

A palazzo Cernezzi aveva un rapporto straordinario con il personale che rispettava e da cui era rispettato.

Il papà dell’attuale sindaco Lucini era un tecnico comunale e aveva bisogno che il sindaco gli firmasse il foglio con gli straordinari ma non osava chiederglielo. Una sera, dopo il consiglio comunale, incontrò Spallino. Stava andando casa in auto e notandolo gli disse: «Non si preoccupi Lucini, glieli firmo subito gli straordinari. Sono qui per questo». I vigili urbani quando entrava o usciva gli facevano il saluto. Solo a lui.

Il ragioniere capo, il compianto Antonio Tagliaferri, grand commiss di palazzo Cernezzi, era la sua ombra. Anche a Seveso lo aveva voluto con se. E l’abnegazione del funzionario era tale che si prestava anche a fare da “controfigura” in auto a uno dei figli del sindaco nell’epoca in cui erano stati rinvenuti volantini delle Br con minacce a Spallino.

Altri collaboratori importanti per l’allora sindaco furono i due segretari comunali Ventura e Previtera.

A Spallino si devono scelte di straordinaria preveggenza, come i rigorosi vincoli urbanistici sulla Città murata applicati con l’architetto Luigia Martinelli. Si disse all’epoca che rischiavano di spopolare il centro. In realtà lo hanno preservato nella sua peculiarità apprezzatissima oggi dai tanti turisti che lo visitano.

Fioretto e spada

Campione di fioretto (oltre alle medaglie olimpiche vanta il titolo italiano universitario, gli assoluti italiani, due titoli mondiali di squadra e due bronzi), vinse anche un titolo mondiale di spada a squadra. E la spada, all’accorrenza, la maneggiava anche da amministratore, come quando, sempre nel pieno della polemica sulla chiusura al traffico del centro storico, chiese a Tagliaferri di fotografare tutte le targhe delle vetture parcheggiate davanti alle vetrine dei negozi per scoprire che erano quasi tutte degli stessi commercianti.

Con l’impegno nel Panathlon in cui ha ricoperto varie cariche ed è presidente onorario a vita della commissione culturale, ha propagandato i valori dello sport come cultura.

Auguri, signor sindaco.

f.angelini@laprovincia.it

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