Sabato 04 Ottobre 2014

Su Facebook le ultime parole
dell’uomo sepolto a Guanzate

Un agente di polizia davanti alla casa di via Patrioti

Riletto con il senno del poi, quel messaggio postato su facebook l’8 giugno scorso da Ernesto Albanese è impossibile non sentire un brivido che sa di morte correre lungo la schiena. Perché se davvero è suo - come sospettano gli inquirenti - il cadavere ritrovato in una fossa scavata in un giardino di via Patrioti a Guanzate, allora è lecito pensare che quel post fosse indirizzato al suo assassino.

Non che il 33enne di Fino Mornasco fosse un utente pacato del social più diffuso sul web, ma quella sequela di parole scritte in un evidente impeto di rabbia suonano oggi quasi un atto d’accusa che comincia così: «Maiale pieno di spine senza che mi mandi sms minacciosi non mi fai paura».

Il post, di fatto l’ultima traccia lasciata su internet da Albanese (che di facebook era un frequentatore più che assiduo, almeno fino a quell’8 giugno), è zeppo di riferimenti oscuri («I collaboratori di giustizia hanno il telefonino in cella e stanno facendo il vostro nome sono pilotati dai magistrati»), minacce («attento alla mattina quando apri o chiudi la portiera della macchina piano piano perché potrebbe fare un corto circuito è prendere fuoco») e annunci («fra poco vi faccio i cartelli con nome è cognome come quelli dei morti fino in Calabria») che potrebbero anche essergli costati la vita.

Di Albanese gli inquirenti si erano già occupati. Il 26 maggio 2008, quando è stato arrestato con due chili di cocaina sull’auto, nel novembre 2010, quando è tornato in cella sempre per droga assieme a un altro centinaio di indagati, e infine nel giugno scorso, quando a suo carico era stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ma non ha mai fatto ritorno dietro le sbarre. Gli inquirenti lo hanno cercato, invano. Hanno pensato a una fuga. E invece, probabilmente, era stato ucciso e sepolto in un giardino di Guanzate.

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