Suspence per il premio Manzoni  La vittoria ad  Andrea Tarabbia
Al centro i tre finalisti del premio Manzoni, da sinistra Andrea Tarabbia, Loriano Macchiavelli e Eraldo Affinati

Suspence per il premio Manzoni

La vittoria ad Andrea Tarabbia

CulturaIeri sera al teatro della Società la premiazione dei tre finalisti del romanzo storico

Lo scrittore de “Il giardino delle mosche” ha sbaragliato gli avversari, dietro Eraldo Affinati

Nel pieno dello scrutinio delle cento schede della giuria popolare la gara tra i tre finalisti del Premio Manzoni al romanzo storico era serrata. Alla fine di un emozionante testa a testa ha vinto Andrea Tarabbia con “Il giardino delle mosche” (Ponte delle Grazie) con 48 voti, al secondo posto Loriano Macchiavelli con “Noi che gridammo al vento” (Einaudi) con 33 e infine Eraldo Affinati con “L’uomo del futuro” (Mondadori) con 18 voti. Sul palco del Teatro della Società i tra scrittori hanno dialogato con Ermanno Paccagnini, presidente della giuria tecnica, e Stefano Motta, scrittore e saggista. Una serata molto interessante, arricchita dalle parole dei tre scrittori che hanno approfondito le tematiche delle loro opere. Tre romanzi di grande interesse per il Premio Manzoni, organizzato dall’Associazione Nazionale 50&Più, in collaborazione con Assocultura Confcommercio Lecco, il Centro Nazionale di Studi Manzoniani e il Comune di Lecco, con il contributo della Camera di Commercio di Lecco e Acel Service e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia e della Provincia di Lecco. Paccagnini ha iniziato la serata chiedendo agli autori quale sia il loro rapporto col Manzoni. «Il mio rapporto con il romanzo del Manzoni – ha detto Eraldo Affinati – è iniziato quando l’ho letto ai miei alunni di un istituto tecnico romano. E’ stato una azzardo ma anche un’esperienza esaltante. Questa mattina ho visto i luoghi manzoniani. Sono rimasto impressionato dal fatto che il luogo dell’Addio monti sia vicino ad un centro di accoglienza». Per Loriano Macchiavelli la vera rivelazione è stata “La storia della colonna infame”: «Il grande insegnamento del Manzoni è inconscio dentro di noi, perché è il padre di tutti noi». Anche per Andrea Tarabbia il rapporto col Manzoni è stato scolasticamente un disastro; il recupero è avvenuto tardi: «L’ho scoperto vent’anni dopo la scuola ma mi ci sono ritrovato. “La colonna della storia infame” è stata una delle ultime letture che ho fatto prima di cominciare a scrivere “Il giardino delle mosche”. Volevo addirittura mettere una sua citazione ad epigrafe del libro. Quindi Manzoni c’è nella mia biografia di lettore e scrittore». Stefano Motta ha posto l’accento sulla figura delle donne nei tre romanzi in finale. Affinati ha parlato di Adele, donna oggi novantenne che ha vissuto gli ultimi due anni della vita di don Lorenzo: «Adele mi ha fatto capire tante cose di don Lorenzo e nella ricerca dei don Milani di oggi non posso non ricordare la suora di Benares». Anche Loriano Macchiavelli ha sottolineato l’importanza delle donne nel suo romanzo:«Ho scoperto che in Sicilia le donne sono state protagoniste di un pezzo di storia. Erano loro che scioperavano al posto degli uomini, eternamente ricattati dalla mafia. Per questo mi è sembrato giusto rendere loro omaggio». Nel romanzo di Tarabbia la donna che lascia il segno è la moglie del mostra di Rostov, colei che non avrà più né pace né giustizia.


© RIPRODUZIONE RISERVATA