Venerdì 01 Agosto 2008

Ticosa, ennesimo rinvio
In giunta a settembre

Ennesimo rinvio per il piano di recupero dell’area della vecchia Ticosa. Il cosiddetto "piano integrato di intervento" (in pratica l’esatta collocazione degli edifici, le altezze e tutti i dettagli) non solo non arriverà in consiglio comunale prima di settembre, ma nemmeno in giunta. In pratica con un ritardo di oltre un anno. La conferma è arrivata nelle ultime ore nei corridoi e nei salotti della politica.
In pratica ad oggi il piano non è ancora pronto nei dettagli e ne esiste una bozza non ancora consegnata ufficialmente. Comunque il documento, prima di arrivare sul tavolo della giunta, dovrà passare dal gruppo consigliare di Forza Italia (si parla nella prima settimana di settembre) e, prevedibilmente, anche An, Lega Nord e Udc chiederanno la stessa cosa.
Calendario alla mano significa che il testo, nella migliore delle ipotesi, andrà in discussione in giunta dopo la metà di settembre. Poi dovrà passare in commissione Urbanistica e, da lì, in aula per la prima adozione. Per chiudere la pratica, una volta adottato il piano (con allegata la convenzione che stabilisce le quote, gli oneri, gli obblighi, ecc.) sarà necessario aspettare 15 giorni per la pubblicazione, poi 45 giorni di osservazioni e, solo allora si tornerà in aula per l’approvazione definitiva che coinciderà con l’incasso dei 14 milioni ancora mancanti.
Sul piano dei tempi vuol dire che si arriverà, salvo imprevisti, a Natale per il via libera definitivo.
Il sindaco Stefano Bruni poco prima delle elezioni del maggio 2007 aveva inserito «l’adozione e l’approvazione definitiva del piano integrato di intervento per la Ticosa» nei primi cento giorni. Un anno dopo, alla fine dello scorso maggio, aveva assicurato che «nel giro di quindici giorni massimo la procedura sarà riavviata con il deposito del Pii e quindi l’avvio dell’iter per la sua approvazione» e che «il Pii arriverà per l’adozione in consiglio prima dell’estate». L’ulteriore rinvio dell’incasso dei 14 milioni di euro apre una voragine nel bilancio di Palazzo Cernezzi, costruito facendo affidamento sull’entrata straordinaria proveniente dalla vendita della ex fabbrica tessile.

a.cavalcanti

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