Tragedia dell’elicottero   Si indaga sulle cause
L’elicottero con bandiera svizzera partito dal Canton Ticino con a bordo il pilota italiano e due passeggeri, una donna di Sondrio e un imprenditore svizzero con il brevetto di voloFoto messa a disposizione dal Soccorso alpino

Tragedia dell’elicottero

Si indaga sulle cause

Il velivolo, levatosi in volo dalla Svizzera, è precipitato nel primo pomeriggio nel Varesotto. Niente da fare per Stefania Fendoni, 40 anni, di Sondrio

Sondrio

Una persona deceduta, altre due ferite ma miracolosamente vive. Un bilancio pesante. Come quasi sempre se l’incidente coinvolge un elicottero. A perdere la vita nel primo pomeriggio di ieri sulle montagne al confine tra la Svizzera e la provincia di Varese è stata Stefania Fendoni, 40 anni, sondriese appassionata di volo. Anche il pilota, Roberto Grazioli, 57 anni, titolare della Eurotech di Caiolo, abita a Sondrio, anche se è originario di Milano. Svizzero invece l’altro uomo che si trovava a bordo del velivolo, un imprenditore ticinese di 62 anni anni.

L’elicottero, un Agusta Aw 109 di proprietà dello stesso finanziere svizzero, era partito alle 14 dall’aeroporto di Agno, nel Canton Ticino, diretto verso l’Italia dove l’imprenditore elvetico avrebbe dovuto partecipare a una festa di compleanno.

La vittima Stefania Fendoni

La vittima Stefania Fendoni

Poco dopo, però, lo schianto. È stato il pilota, con il telefonino, a dare l’allarme e a fornire le prime indicazioni sull’accaduto e sulla propria posizione. L’Aw 109, un grosso bimotore che può trasportare fino a otto persone, era finito contro il fianco di una montagna, schiantandosi nelle foreste che si trovano tra Bisuschio e Arcisate, a 800 metri di quota.

Le indicazioni fornite da Grazioli hanno consentito ai soccorritori di concentrare le ricerche nella zona del monte Minisfreddo. Impensabile, con quelle condizioni meteo e con quella visibilità, arrivarci in volo. Un campo base è stato così allestito a Bisuschio e da lì, sono partite le ricerche che hanno coinvolto diverse decine di persone tra operatori del 118, Vigili del Fuoco (con gli specialisti del Nucleo speleo alpino fluviale), Carabinieri, Soccorso Alpino e Protezione Civile. Una squadra ha battuto i sentieri della zona, mentre alcuni elicotteri hanno sorvolato l’area dall’alto senza però poter scendere a bassa quota per la scarsa visibilità.

Resta adesso da chiarire come siano andate effettivamente le cose. Fino alla serata di ieri, non era ancora stata recuperata la scatola nera dell’elicottero, che sarà analizzata dai periti incaricati di fare luce sull’episodio. Omicidio e disastro aviatorio colposo. Sono queste le ipotesi di reato a cui sta lavorando la Procura di Varese.

Secondo quanto riferisce il sito Ticinonline, il passeggero si era già salvato nel 2010 da uno schianto analogo: «già nel 2010 possedeva un Agusta AW109 nero, lo stesso modello di quello a bordo del quale è decollato sabato da Agno, nonostante le avverse condizioni meteo. E, il 28 febbraio di quell’anno, si schiantò sul passo del Bernina. Anche in quell’occasione, come si legge sul rapporto dell’Ufficio d’inchiesta sugli infortuni aeronautici, furono le avverse condizioni atmosferiche a causare l’incidente. Il finanziere ticinese, il pilota italiano e il terzo passeggero uscirono miracolosamente illesi».


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