Una comasca a Londra
«Dovevo essere sul ponte
all’ora dell’attentato...»

Il racconto di una lariana nella City: «Strade deserte, non si trovava un mezzo di trasporto». «Ho cambiato i piani all’ultimo, mi sento miracolata»

Como

«Sono una miracolata. Il giorno prima ero lì, nel punto in cui c’è stato l’attentato, esattamente alla stessa ora. E dovevo tornarci proprio sabato sera. Soltanto per un caso non l’ho fatto». Nadia Fusetti, comasca, racconta di esser stata «graziata due volte».

È a Londra e racconta di una città paralizzata dall’attacco dei terroristi sul London Bridge.

«Il fato - dice - ha voluto che mi fermassi a fare una foto su quel ponte la sera precedente la tragedia, nell’orario in cui il giorno successivo un furgone avrebbe travolto e ucciso degli innocenti».

«Non ti passa neanche per l’anticamera del cervello - sottolinea - che la morte possa coglierti mentre passeggi lì e ti soffermi a guardare una città meravigliosa da uno dei suoi ponti storici, cercando lo scatto perfetto. E men che meno pensi di aver evitato la morte per sgozzamento quando la sera dopo decidi all’improvviso di non andare a ritirare la valigia a casa dell’amica da cui sei stata, verso le 22».

La storia di Nadia ha dell’incredibile: «Un’amica, Steph, a tarda sera mi convince a non preoccuparmi di quella valigia, mi presta lei il necessario per dormire e mi suggerisce di recuperare gli effetti personali l’indomani, con calma».

Non era quindi sul ponte al momento dell’attentato, ma ha visto una metropoli bloccata per ore.

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