Valfurva, ghiacciaio dei Forni al collasso
Ricercatori sul ghiacciaio dei Forni in una foto d’archivio

Valfurva, ghiacciaio dei Forni al collasso

Il più grande “gigante” vallivo italiano, ubicato nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio, alla fine di agosto si è spaccato in tre ghiacciai più piccoli.

Il caldo anomalo dell’estate appena trascorsa ha mietuto una vittima illustre. Il ghiacciaio dei Forni in Alta Valfurva, il più grande ghiacciaio vallivo italiano, ubicato nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio, alla fine di agosto si è spaccato in tre ghiacciai più piccoli - uno vallivo e due montani - con un collasso continuo del suo settore inferiore.

Questa la notizia più preoccupante diffusa nell’ambito della presentazione dell’aggiornamento del nuovo catasto dei ghiacciai italiani dell’Università di Milano avvenuta durante un incontro organizzato alla Camera dei deputati dall’intergruppo parlamentare per il clima Globe Italia.

Una perdita rilevante considerando che la ricostituzione di un ghiacciaio avviene in tempi molto lenti e visto l’importante ruolo dei ghiacciai e della loro intensa fusione nel produrre acqua, soprattutto nel periodo estivo, utile a mitigare la siccità e cruciale per la produzione di energia idroelettrica.

Inoltre l’analisi delle variazioni volumetriche avvenute negli ultimi 26 anni – dal 1981 ad oggi - ha evidenziato un rilascio idrico da parte dei ghiacciai, considerando solo quelli delle Alpi centrali, pari a 2000 miliardi di litri, l’equivalente di 800mila piscine olimpiche e quattro volte il lago Trasimeno.

«La consistente e continua riduzione del volume dei ghiacciai nelle nostre Alpi e in ogni altra area – ha commentato Stella Bianchi, presidente Intergruppo per il clima Globe Italia - ci dice che siamo in emergenza clima: dobbiamo prendere con la massima urgenza le decisioni necessarie a ridurre in modo drastico le emissioni di gas serra e lavorare al successo del vertice Onu di Parigi per restare entro la soglia dei due gradi di aumento della temperatura media globale». A pochi mesi dalla pubblicazione del nuovo catasto dei ghiacciai, avvenuta quest’anno, il primo dato da rilevare porta quindi sicuramente il segno meno.

Catasto sempre aggiornato

«Il costante aggiornamento del catasto, - ha spiegato Claudio Smiraglia, professore all’università degli studi di Milano, dipartimento di scienze della terra - in tempi brevi includerà le criticità presenti sulle Alpi italiane. Gli scenari futuri del glacialismo italiano, inoltre, basati sull’evoluzione del clima derivante dai modelli climatici, indicano che un’inversione della tendenza in corso è alquanto improbabile e che nell’arco di pochi decenni si potrebbe realizzare un ulteriore avvicinamento a un paesaggio alpino, più simile ai Pirenei e agli Appennini, ormai quasi totalmente privo di ghiacciai, che sembra il destino inevitabile delle montagne del futuro».

«Le ricerche scientifiche e le rilevazioni riportate nel nuovo catasto dei ghiacciai - hanno commentato Umberto Martini, presidente generale del Club alpino italiano ed il vicepresidente Erminio Quartiani - confermano l’assoluta emergenza in cui si trova il pianeta a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. Da questi effetti bisogna difendersi, sostenendo gli sforzi che alla conferenza Onu di Parigi COP21 del prossimo dicembre saranno compiuti per definire l’impegno, vincolante per tutti gli Stati e per tutti i popoli, di contenere entro i limiti di 2 gradi il riscaldamento del nostro pianeta. Anche il Cai è impegnato in quest’ambito con le altre 80 associazioni alpinistiche». All’incontro alla camera dei deputati erano presenti anche Guglielmina Diolaiuti dell’ università degli studi di Milano, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, Pippo Onufrio, direttore Greenpeace Italia, Maria Grazia Midulla, responsabile clima ed energia WWF Italia ed Ermete Realacci, presidente VIII commissione ambiente territorio e lavori pubblici.


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