Volontari bloccati dal golpe in Burkina  «Costretti a fuggire a causa dei cortei»
Olivia Molteni Piro

Volontari bloccati dal golpe in Burkina

«Costretti a fuggire a causa dei cortei»

Golpe in Burkina Faso. Si sono rifugiati nella casa di un’amica burkinabé a Bobo Dioulasso, nel Sud del Paese, e sono in buona salute i sette comaschi sorpresi dalla rivolta popolare del Burkina Faso che ha portato il presidente Blaise Compaorè a dimettersi

Golpe in Burkina Faso. Si sono rifugiati nella casa di un’amica burkinabé a Bobo Dioulasso, nel Sud del Paese, e sono in buona salute i sette comaschi sorpresi dalla rivolta popolare del Burkina Faso che ha portato il Presidente Blaise Compaorè, dopo la rivolta dei giorni scorsi, a dimettersi.

Stando a quanto riportato ieri dall’Ansa, il Capo di Stato maggiore dell’esercito Generale Honoré Traoré, ha annunciato in un comunicato che “assume” la funzione di Capo dello Stato, in conformità alle disposizioni costituzionali. Ma la situazione nel Paese africano resta molto tesa.

Quando e come il gruppo comasco riuscirà a far rientro in Italia è del tutto incerto. Il gruppo, partito il 25 ottobre per far visita ai bambini di cui l’associazione Kibarè si occupa con le adozioni a distanza e monitorare i lavori - finanziati dalla onlus comasca - alla scuola Caleidoscopio per portatori di handicap, si è spostato da una zona all’altra con un pullmino, accompagnato da tre burkinabè e due persone di una Ong locale, oltre all’autista.

I sette, nei giorni scorsi, erano fuggiti dalla capitale Ouagadougou dove sono scoppiati i disordini più gravi.

«Siamo tutti in buona salute, ma c’è chi ovviamente è intimorito dalla situazione in cui ci siamo trovati - racconta Olivia Molteni Piro, responsabile dell’Associazione Onlus Kibarè - Ci siamo trasferiti perché a Banfora gli alberghi non erano tranquilli, anche lì ci sono stati cortei di protesta. Per attraversare la zona abbiamo dovuto negoziare. Ci sono stati momenti di tensione, ma eravamo tranquilli perché con noi non avevamo niente. Ora siamo al sicuro ma non possiamo uscire dal luogo dove ci troviamo perché le strade sono bloccate. Con il coprifuoco dalle 19 alle 6 del mattino non è possibile andare da nessuna parte».

«Per ora dobbiamo stare fermi qui - chiude la Piro che opera nella cooperazione internazionale da 25 anni -.Voglio però dire che noi siamo con i manifestanti in quanto conosco bene il Burkina Faso. Hanno ragione a combattere per la democrazia che per quasi trent’anni è stata dichiarata ma sempre negata».

Il gruppo comasco è comunque in contatto con la Farnesina, anche se in Burkina Faso non esiste neppure il consolato italiano. Un’ulteriore difficoltà è il razionamento del carburante, che potrebbe comportare problemi negli spostamenti. A Bobo Dioulasso esiste un piccolo aeroporto, ma se la situazione non torna alla calma i volontari lariani potrebbero essere costretti a trasferirsi in Costa d’Avorio per poter quindi rientrare in Italia. n Amalia B. Di Bartolo


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